Young Digital Lab a Rimini, 1-2 luglio

Pubblicato da Donatella il 14 giugno 2010

Rimini si conferma come una delle mete estive più gettonate tant’è che anche il Young Digital Lab l’ha scelta come tappa del prossimo evento, previsto nei giorni di giovedì 1 e venerdì 2 luglio.

Cos’è il Young Digital Lab? si tratta di una tavola rotonda dedicata a tutti gli aspetti del social media marketing.

Una bella occasione per tutte le aziende della riviera adriatica che desiderano capire e approfondire le opportunità offerte dal web, aggiornarsi sulle novità e i cambiamenti, trovare nuove idee per le loro strategie di social web communication.

I relatori del Young Digital Lab sono tutti giovani professionisti della rete che lavorano con i social media, pronti a condividere il loro bagaglio di esperienze e le conoscenze acquisite sul campo.
Lo spirito della condivisione è l’anima degli incontri del Young Digital Lab, tavole rotonde dalla forte interazione con il pubblico, che porterà a casa non solo informazioni, ma anche tanti consigli e suggerimenti.

I nomi dei sette relatori verranno comunicati a breve, nel frattempo ecco tutte le informazioni per iscriversi all’evento:

I posti a disposizione sono 30.

Il costo di partecipazione è di 300 € + iva.
Chi prenota entro il 15 giugno potrà avvalersi di uno sconto del 10%, quindi affrettatevi :)

Per prenotarsi basta inviare un’email a michelepolico@gmail.com o telefonare al 348 9225265 (Alberto).

Young Digital Lab si terrà presso la sede di ManagerZen (sala workshop) in via San giovenale, 86 di Rimini, zona Viserba Nord.

Pubblicato in Social Media Marketing

Foursquare: come usarlo per la promozione della tua impresa

Pubblicato da Federica il 26 maggio 2010

Foursquare è un social network sempre più usato negli ultimi tempi, che sta prendendo piede anche in Italia, stimando 3 milioni di utenti entro fine estate. Questo strumento di geolocalizzazione usato grazie agli smartphone (Blackberry, iPhone e Android) permette di far sapere sempre dove ci si trova, rimanendo in contatto con gli amici, rendendo questo strumento come una piccola guida cittadina, così come l’ha definito il New York Times.

Se ad esempio ci tieni a far sapere ai tuoi amici che sei in vacanza in un luogo esotico o sei in viaggio per lavoro, non c’è niente di più facile che cercare la struttura, la stazione di servizio, il bar o la fermata della metropolitana su foursquare e fare il check-in magari commentando e descrivendo quello che stai mangiando o con chi stai prendendo un caffè.

Il suo utilizzo è semplice e pratico, attraverso il check-in di indirizzi di luoghi pubblici e privati si possono aggiungere descrizioni o recensioni e il gioco è fatto. Locali, pizzerie, bar e hotel, ma anche uffici, case e aeroporti possono essere “checkkati” se esistono già nella lista o aggiunti manualmente la prima volta se non sono mai stati scoperti da nessuno. Dopo di che si conquistano i badge che rimangono sul proprio profilo e si può diventare mayor di un posto perchè ci si va spesso, conquistando altrettanti badge.

Foursquare non c’ha messo molto a diventare uno strumento utile anche per il business tanto che di recente si sono sviluppate diverse possibilità per far interagire Foursquare con le imprese più o meno locali. Diversi sono gli esempi dei grandi marchi e non è difficile immaginare come i grandi brand non abbiano subito sfruttato l’idea a proprio vantaggio.

Starbucks ad esempio sfruttando la logica della conquista del badge ha premiato tutti i clienti che facevano almeno 5 check-in con un badge personalizzato da barista. Il badge è lo stadio primo di questa nuova forma di interazione tra il social network e il brand, ma c’è già la possibilità di effettuare sconti e promozioni al raggiungimento di un certo numero di check-in. La finalità è ovviamente quella di legare il brand al consumatore, ma non solo, anche di farlo divertire e di rafforzare l’immagine di brand sociale e dinamico sempre più orientato all’interazione con il cliente.

Questo per quanto riguarda le grandi marche ma nel piccolo esistono tantissimi altri sistemi per promuove la propria attività anche senza essere Ferrero, Starbucks o Pepsi. Una struttura alberghiera ad esempio può promuoversi in diversi modi. Un tipo di promozione per le strutture di notevole impronta sociale è quella di invitare i clienti a checkare il loro percorso da casa fino in hotel o di farlo in vacanza per avere uno sconto o un omaggio offerto dalla struttura.

Inserire la propria attività nella sezione business significa ricevere anche lo strumento di analytics, le offerte speciali per mobile e stickers per le promozioni. Nella sezione business si trovano inoltre molti esempi di bar, hotel e strutture che usano Foursquare per le proprie promozioni. In tema di hotel, il Comfort Hotel Xpress di Oslo offre una notte gratis a chi effettua il check-in, selezionando ogni mese il fortunato viaggiatore.

Iniziare la promozione è facilissimo, basta cercare la propria struttura su Foursquare o se non c’è inserirla manualmente mettendo la via,la città e il codice postale e seguire 3 semplici step:

1 inserire un sito internet o un indirizzo che più rappresenta la struttura
2 selezionare l’offerta che si desidera promuovere secondo diverse condizioni: per ogni visitatore, quando si diventa major o selezionando altre opzioni manualmente. Ad esempio: offro un cocktail a bordo piscina a ogni visitatore che fa il check-in nella mia struttura.
3 stampare lo stickers e iniziare la promozione.

Noi ad Adrias Online ci siamo già e tu?

Pubblicato in Social Media Marketing

Come creare una campagna advertising su Facebook

Pubblicato da Federica il 31 marzo 2010

Avere una pagina fan su Facebook è ormai diventata quasi una necessità: la settimana scorsa la Home Page di Facebook ha avuto più accessi della Home di Google! In tanti promuovono la propria attività grazie alle pagine fan, ma quello che rimane sono pagine con pochi fan, poco gestite e nemmeno troppo bene. Per avere una bella pagina fan con interazioni e che porti un ritorno a chi la apre, è necessario perderci un po’ di tempo e avere alcune capacità. Se non si ha del tempo a disposizione per curarla, almeno è opportuno dare una campagna advertising per promuoverla.

Un annuncio pubblicitario su Facebook è composto da 4 elementi:
titolo, la cui lunghezza massima è di 25 caratteri
annuncio, lunghezza massima di 135 caratteri
una foto (facoltativa)
il link di destinazione dell’annuncio (landing page)

La pubblicità su Facebook può essere acquistata in due modi diversi, in CPC o CPM. Con il Cost per Clic si paga solamente se l’utente clicca effettivamente sull’inserzione, con il Cost per Impressions invece si paga la visualizzazione a prescindere dal clic.

Quale dei due metodi di pagamento scegliere varia in base all’annuncio e a quello che si vuole ottenere. Una volta deciso il metodo di pagamento è necessario impostare il budget giornaliero. Facebook non permette di spendere meno di 5 euro al giorno ed è importante impostare l’intervallo di tempo in cui visualizzare la campagna. Ultimamente mi è capitato di non impostare una data di fine campagna Facebook, così i miei annunci non sono partiti, attenzione quindi a mettere sempre anche una data di fine, altrimenti rischiate di perdere tempo prezioso.

Dopo aver deciso il budget è importante prestare attenzione a targettizzare gli utenti, così da avere dei filtri per impostare una campagna maggiormente mirata e di miglior efficacia. Tra le opzioni è possibile scegliere la fascia di età, il sesso, il luogo di residenza, quello di lavoro, la situazione sentimentale, gli interessi e le parole chiave. Inoltre è possibile spuntare la casella compleanno, che permette di far visualizzare l’annuncio a tutte le perso che che compiono gli anni ogni giorno.

Conversioni

Creare l’annuncio non basta, è importante creare un’efficace landing page, o pagina di atterraggio, dove l’utente possa ritrovare il messaggio dell’annuncio. Questo vuol dire che l’annuncio non deve essere troppo distante da quello che vogliamo promuovere solo per attirare l’attenzione, ma deve avere un giusto mix di curiosità, attrazione e veridicità, altrimenti l’utente entrerà ed uscirà dalla landing page senza nemmeno vedere di cosa si tratta.

Un’altra cosa importante è che la landing page alla quale ci rivolgiamo con le campagne advertising su Facebook, sia su Facebook, ovvero faccia parte di una delle tab della fan page. Questo perchè l’utente deve avere la possibilità di scegliere se uscire o meno da Facebook altrimenti si sentirà preso in giro e tornerà subito indietro.

Fare molto con poco

Facebook è un ottimo strumento per creare una campagna mirata. Si possono avere delle buone conversioni se si ha la capacità e la pazienza di analizzare i dati. Ogni settimana infatti Facebook manda un riepilogo che ti aggiorna sui nuovi fan, le interazioni e le visite della pagina Facebook. Il servizio, che una piccola novità di Facebook, offre anche la possibilità di vedere la Pagina Insights.

La Pagina Insight è l’ideale per segmentare il traffico delle fan page , ma soprattutto per creare e gestire meglio i tuoi annunci. Qui trovi tutti i dati di cui hai bisogno: interazioni, apprezzamenti, commenti e messaggi in bacheca della settimana e relativi grafici. Occorre ricordare poi che facebook è comunque un social network e non una piattaforma di web analysis, i mezzi che ci fornisce sono già molto utili.

Inoltre Facebook ti permette di vedere il numero totale dei fan divisi in percentuale, per sesso e fasce d’età, ma non solo, anche per città, lingua e Stato da cui scrivono. Oltre ai fan è possibile vedere i dati delle persone che hanno interagito con la pagina fan, l’età e il sesso.

Analizzando Pagina Insights e il report sulla pubblicità che puoi richiedere ogni volta che vuoi, per il periodo che più ti interessa, puoi avere una giusta visuale di quello che hai ottenuto e di cosa puoi cambiare per rendere e migliorare la tua pubblicità su Facebook. Il report sulla pubblicità ti permette di avere un quadro più completo grazie ai dati aggiornati ogni giorno sulle visualizzazioni, i clic, le azioni, le conversioni, l’importo speso, il CPC e il CPM.

Pubblicato in Social Media Marketing

Come realizzare una Landing Page efficace

Pubblicato da Francesco il 18 marzo 2010

La pagina d’atterraggio

Ogni qual volta si comincia una campagna pubblicitaria online (ma anche una campagna offline con target un’offerta pubbicata sul web), è buona cosa preparare una pagina apposita, dove posizionare l’offerta alla base della promozione. Questa pagina dove sarà veicolato il traffico è detta Landing Page (o pagina d’atterraggio) e dovrà contenere solo l’offerta in questione.

Secondo Wikipedia una Landing Page è “la specifica pagina che il visitatore raggiunge dopo aver cliccato [...] una pubblicità. Spesso, questa pagina mostra contenuti che sono un’estensione del link o della pubblicità [...].
L’utilizzo classico è in programmi di advertising keyword base come Google AdWords…”

Caratteristiche della Landing Page

La Home Page di un sito non può essere una Landing Page. Proprio perchè la Landing Page è la pagina che deve accogliere chi è stato colpito da un inserzione pubblicitaria e ha deciso di conoscere i dettagli della promozione.

Prendiamo come esempio un’offerta turistica. Le creatività che connetto gli utenti alla Landing Page (annunci su riviste, banner, annunci Pay Per Click) dovrebbero avere una grafica cooridnata al sito che la ospita e alla stessa Landing Page. Cliccando su un banner, la pagina su cui saranno trasportati gli utenti non dovrà mai farli esclamare “hey, ma dove sono finito?”. Dovrà essere chiaro che cliccando in un annuncio Pay Per Click (ad esempio) si finisce sulla pagina dell’Hotel che ospita l’offerta e da cui posso richiederne la disponibilità.

Una Landing Page dovrebbe avere un solo scopo, generalmente l’obbiettivo è far compiere all’utente un’azione concreta e misurabile, come ad esempio l’invio di una mail. La Landing Page può contenere contenuti testuali, immagini, foto, video, feedback …

Elementi per una Landing Page efficace

Il successo di una Landing Page si misura in conversioni: quante visite compiono l’azione per cui la Landing Page è stata stuiata? Questo numero rappresenta le conversioni, cioè quante visite sono diventate un contatto.

La riuscita di una Landing Page si gioca su 4 punti: contenuti, forma, struttura e credibilità.

Va da se che se il contenuto/prodotto, nel nostro esempio un’offerta, è valido e l’offerta è reale e vantaggiosa, la Landing Page avrà buone canches di convertire gli utenti in possibili clienti. Di contro se l’offerta è uno specchio per le allodole, perderemo la fiducia degli utenti e i solidi che stai investendo in pubblicità.

Anche la forma (formattazione, correttezza ortografica e stile) in cui vengono esposti i contenuti gioca un ruolo fondamentale. La disposizione e l’organizzazione delle parole all’interno della pagina concorre a rendere funzionali ed efficaci le Informazioni. Gli utenti godranno in maniera inconscia del corretto annidamento delle informazioni, vivendo un’esperienza positiva nella consultazione di una pagina piacevolmente ben struturata.

Una Landing Page dovrebbe avere una struttura orientata alla conversione. Ovvero una grafica in linea con le creatività e con il resto del sito, ma nello specifico dovrà essere “ripulita” da tutti quegli elementi che distraggono l’utente dall’offerta che gli stiamo presentando.

La credibilità che possiamo spendere nei confronti dei nostri utenti può fornire l’assist decisivo per la conversione. Ci sono 2 modi per guadagnare credibilità: fornendo informazioni utili, cioè dimostrandosi come degli esperti in materia, o investendo nel marketing mix. Nel secondo caso essere presenti su più canali rafforza la credibilità del brand che è già noto perchè già visto in precedenza.

Attenti a questi errori

Quasi tutti gli errori che pesano sulla riuscita o meno di una campagna pubblicitaria, in cui è presente una Landing Page sono:
- le false convinzioni (”io sono convinto che…”)
- le precedenti esperienze (”eppure l’altra volta ha funzionato”)
- l’eccessiva convinzione nel proprio prodotto (”se fossi nei miei utenti prenoterei subito”)

Il modo migliore per evitare questi errori è quello di testare continuamente, lanciando la campagna pubblicitaria, solo dopo aver testato l’efficacia della Landing Page.

Pubblicato in Web Marketing

Google Buzz, un flop per chi non sa usarlo

Pubblicato da Federica il 5 marzo 2010

Google Buzz è il nuovo modo di condividere foto, video e aggiornamenti lanciato da Google attraverso la piattaforma di gmail. Di Google Buzz ormai sappiamo tutto, o quasi. Sappiamo che possiamo importare i nostri tweet, che possiamo condividere le foto che importiamo su flickr o picasa, condividere i post dei nostri blog o le notizie tramite google reader.

Qualcosa che abbiamo già visto?

Google Buzz è stato all’inizio per molti un flop. Non presentava niente di nuovo rispetto a quello che già c’era, non si può scegliere con chi condividere le proprie informazioni e non ci sono liste per filtrare i buzz. È stato ribattezzato un mix tra twitter, facebook e friendfeed, ma di nessuna necessità .

Qualcuno ha mollato subito cliccando sull’iconcina in fondo a gmail Disattiva Buzz (per chi ancora sta cercando di eliminarlo), altri hanno aspettato, osservato e a qualcuno è anche piaciuto.

Qualche trucco in più

Con Google Buzz è possibile aggiornare il proprio stato anche dalla mail o dal cellulare, scrivendo a buzz@gmail.com.

Con Tw2Buzz puoi importare i tuoi account twitter sul buzz e decidere poi chi seguire, senza nessun automatismo. Per chi possiede un nutrito account Twitter può essere una bella trovata, soprattutto se volete anche crearvi delle liste di invio buzz. L’applicazione necessita di un codice promozionale che vi verrà inviato in pochi giorni lasciando la vostra mail sul sito. Potete richiedere un codice per voi o a scelta per 2, 5 o 10 amici.

È inoltre possibile disattivare gli aggiornamenti che arrivano per email ogni volta che c’è un nuovo buzz. In fondo alla pagina di Gmail si trova Filtri, da qui Buzz. Si può scegliere di rimuovere Google Buzz, di non mostrare più le notifiche o come è già di default per tutti mostrarli in gmail.

Utilizzare Buzz per la tua attività

Google Buzz può essere un interessante strumento che consente di avere un risvolto positivo anche a livello aziendale e professionale. Importando la propria rubrica da Outlook Express nella rubrica di gmail si possono aggiungere i contatti che possiedono Google Buzz e invitare quelli che non lo condividono.

Il titolare dell’attività o l’ufficio marketing in questo modo potranno mantenere i contatti con i proprii clienti, pubblicare le proprie offerte, ma anche farsi conoscere e a loro volta segure gli aggiornamenti di stato del proprio parco clienti.
Il CRM ai tempi del 2.0, visto che l’obbiettivo del Customer Relationship Management è proprio quello di stabilire relazioni durevoli di medio e lungo periodo.

Pubblicato in Social Media Marketing

Hotel e Twitter: connubio perfetto

Pubblicato da Federica il 15 febbraio 2010

Scegliere e acquistare le proprie vacanze online oggi è diventata una pratica sempre più diffusa, tanto che risulta essere tra i primi posti delle attività degli utenti sul web. Per raggiungere questi utenti, che spesso si informano proprio negli ambienti lavorativi durante le ore di ufficio, quindi di tutte le età, è necessario adattare le proprie offerte cambiando i mezzi di promozione.

Twitter oltre al blog e al sito dell’hotel è un importante strumento di condivisione e promozione per il turismo che può essere usato in modo semplice. Questo servizio di microblogging consente di scrivere ogni volta 140 caratteri per far conoscere ai propri followers le novità dell’hotel, tenerli aggiornati sugli eventi della località e offrire sconti e promozioni riservati ai clienti.

Attivare e seguire un account di twitter non è difficile e non richiede grandi competenze ma ci sono cose che è necessario sapere, soprattutto se vuoi aprire un account riservato all’hotel senza correre il rischio che venga associato al tuo account personale. Molto spesso chi cerca un hotel apprezza molto le twittate personali dell’albergatore che mette del proprio nella gestione dell’account twitter. Occorre però fare attenzione perché sbagliare o commettere errori in questo caso è facilissimo, informarsi o servirsi di un servizio di monitoraggio è la prima cosa da fare.

Cosa non devi fare

Tra le cose da non fare al primo post c’è l’impostazione automatica di twittare i post o le ultime offerte del blog dell’hotel, o almeno non solo queste. Siate originali e incuriosite chi vi segue, anche con meno di 140 caratteri si può.

Non impostate il ringraziamento automatico per chi decide di iniziare a seguirvi, oltre ad essere poco personale fa ottenere l’esatto effetto opposto del benvenuto.

Non seguite 500 persone senza prima farvi conoscere un po’. Piuttosto selezionate gli utenti che considerate più forti nel vostro settore e solo e quando vi sembra opportuno commentateli o retwittateli.

Tieni con cura il tuo account twitter, non spammare, non fare troppa pubblicità al tuo hotel e soprattutto non abbandonarlo. A questo proposito se devi andare via per le vacanze puoi sempre programmare dei tweet con HootSuite, utile anche per configurare più account twitter e visualizzarli insieme.

Cosa devi fare

Assicurati di creare una bella pagina twitter, puoi usare Free Twitter Designer per creare uno sfondo gradevole, inserisce una foto che rispecchi l’immagine dell’hotel o il logo. Fai attenzione alla prima scelta perchè l’immagine del profilo deve risultare riconoscibile e sarebbe buona cosa non cambiarla mai.

Inserire una bio interessante e soprattutto il sito del tuo hotel, usa la fantasia e non dimenticare di incuriosire.

Ricordati di rispondere sempre ai messaggi privati, alle citazioni quando serve e non dimenticarti di twittare con una certa frequenza se vuoi ottenere dei buoni risultati. Nei 140 caratteri devi inserire informazioni riguardanti l’hotel.

Stai ristrutturando l’hotel? Twittalo. Arriva Pasqua e assumi una nuova cuoca? Twittalo. Nella tua città si tiene un festival particolare? Twittalo. Usa tutti gli strumenti che hai a disposizione per incuriosire ma anche instaurare delle relazioni con chi ti segue e i potenziali clienti.

Puoi utilizzare twitter per offrire promozioni attraverso codici sconto. Diverse sono le aziende che hanno iniziato a guadagnare in questo modo, prima tra tutte la Dell. Ovviamente se hai un albergo a Marina Centro il tuo obiettivo non sarà mai quello di fatturare più di 1 milione di dollari dall’inizio dell’attività come ha fatto la Dell, ma potrai promuovere la tua struttura in un modo interessante.

Usare twitter solo perchè è di moda non è un buon motivo. Occorre cercare il proprio canale e valutare se è il caso di entrare nella conversazione. Tuttavia Twitter è l’azienda con uno dei tassi di crescita più elevati della storia ed è un ottimo canale di comunicazione anche e soprattutto in ambito turistico.

SEO per Twitter

Twitter è uno strumento utile anche a livello SEO, l’url dell’account viene personalizzato mettendoci il proprio nome e cognome o il nome dell’hotel, in base a come si preferisce sviluppare l’account. Inoltre queste informazioni diventano rilevanti perchè finiscono nel tag title del profilo, mentre la descrizione viene utilizzata nel meta tag description. Per questo lo strumento di Twitter deve essere usato con cognizione di causa, avendo delle conoscenze SEO solide.

Come fare?

Un esempio pratico è di offrire un buono sconto per una notte in hotel alle prime persone che retwittano la frase “Vado in vacanza all’Hotel Rimini, il migliore albergo della Riviera Adriatica”. Così facendo promuoverete il vostro account twitter e offrirete la possibilità a chi cerca un hotel nella Riviera di scegliere voi rispetto a tanti altri.

Tutto qui?

No, twitter non è tutto qui. Diversi sono gli hotel che ogni giorno aprono un account twitter e che anche a distanza di tempo non trovano un seguito nel loro lavoro. La maggior parte delle volte si tratta di scarsa attenzione, poca costanza nel twittare, ma tante altre l’ostacolo è di non sapere in che modo utilizzare gli strumenti che ci vengono forniti.

Monitorare e seguire ogni giorno i cambiamenti è possibile grazie a diversi servizi, tra questi un paio sono Tweet Stats e Ad.ly Analytics.

Account twitter di Hotel

Vuoi essere presente in questa lista? Aggiungi un commento e verrai inserito.

Hotel Rimini

Holiday Inn

Hotel ABC

Hotel Vienna

Rimini Hostel

Jammin Hostel

Sunflower Hostel

Hotel Firenze

Hotel Sempione

Pubblicato in Social Media Marketing

La rete e il pensiero: ciò che cambia e ciò che resta

Pubblicato da Donatella il 5 febbraio 2010

Internet Ergo Sum

La rete ha cambiato il nostro modo di pensare?

È la domanda che la rivista online The Edge ha posto a circa 170 intellettuali come scienziati, artisti, scrittori, filosofi.
Questa settimana, Internazionale ha portato l’indagine alla nostra attenzione, selezionando e pubblicando alcune delle risposte più significative.
Ho letto con piacere le opinioni scelte dal giornale (tutte le risposte potete leggerle online su  The Edge) e penso valga la pena fissare alcune riflessioni in un post.

Meno memoria, più ricerca

Tra i nomi celebri e meno celebri che hanno risposto alla domanda non mancano le voci inneggianti alla rivoluzione e gli scettici del cambiamento.
Sfogliando pareri, percezioni e suggestioni differenti, emergono utili spunti di riflessione. Eccone alcuni:

- c’è un passaggio dal pensiero contemplativo al pensiero attivo, si è più ricettivi
- le informazioni che prima erano certe, con la rete diventano incerte; è sempre possibile metterle in discussione, trovare esperti e contro esperti, dati e antidati che smentiscono i precedenti
- l’accesso a più fonti aumenta il rischio di mezze verità e notizie inutili; le verifiche sono sempre più necessarie
- ricordiamo meno le informazioni, la conoscenza è più fragile, ma allo stesso tempo sappiamo cercare e trovare ciò che ci serve in rete
- abbiamo più interessi, ma cambiano velocemente
- diminuisce la capacità di attenzione e riflessione su un singolo argomento, ma in compenso il nostro cervello si concentra ed elabora informazioni per ore ed ore.

Un fiume in piena in cui (imparare a) navigare

Il numero di informazioni a nostra disposizione non è quantificabile e di certo non possiamo confidare nella memoria. Per districarci tra le onde infinite di materiali e nuove nozioni, bisogna gettare l’ancora e raccogliere ciò che è utile, catalogarlo, dargli un posto sulla mappa da viaggio e costruire un percorso di conoscenze da utilizzare.

Se il nostro pensiero si modifica o meno in base all’uso della rete non ci è dato saperlo con certezza, di certo è cambiato (e cambierà ancora) il modo di lavorare, il contesto il cui pensiamo e troviamo ciò che ci serve. Oltre al cercare, tra i verbi da tenere sempre a portata di mano, bisogna mettere anche filtrare, archiviare, organizzare, catalogare.
Il saltar di palo in frasca del web è stimolante e divertente: bisogna far si che porti frutto.

Tra il nativo e il migrante vince la casalinga

Quando si parla della rete e del cambiamento che porta nelle nostre vite, è facile entrare nel confronto tra nativi digitali e migranti, coloro che sono nati con la rete e coloro che vi si sono adattati.
Chi la utilizza meglio? Chi ha maggiore dimestichezza con gli strumenti?

Tra qualche anno tireremo le prime somme, oggi possiamo osservare come in realtà l’età sia l’ultima delle barriere all’accesso della rete; prima ve ne sono altre, come la cultura personale, le possibilità economiche e l’ambiente sociale. Ma una volta superati gli ostacoli all’ingresso, ciò che conta di più è l’utilità che se ne trae.

Chi oggi utilizza la rete, indipendentemente dall’età, deve fare i conti con l’ordine e il multitasking.
Quest’ultimo non lo si impara, ma è una capacità innata dell’uomo: lo si affina.

Anche la casalinga di Voghera prepara la lista della spesa con un orecchio teso alla caffettiera e l’altro al forno, con il piede sullo straccio per i pavimenti, una mano che scrive e l’altra mano che si fionda a pulire il naso del figliolo :D Quando serve siamo multitasking. E’ anche per questo che la rete ci piace e ci immergiamo con gioia in questo serbatoio immenso di conoscenze.

L’ordine invece, bisogna impararlo. Ognuno a suo modo.
Una buona abitudine che cerco di portare avanti è quella di fare un sunto delle informazioni e delle risorse scoperte al termine di ogni giornata, oppure, quando salvo un link, mi fermo a scegliere con cura le parole da assegnargli come tag.
Mettere ordine, lo sa anche la casalinga, è sempre un po’ noioso, ma dopo si riparte più leggeri.

Pubblicato in Web Consulting

Rinnovo e migrazione del proprio sito web

Pubblicato da Claudio il 28 gennaio 2010

Chi fa business utilizzando il web sa benissimo che dopo un determinato periodo di tempo c’è la necessità di dover rinnovare il proprio sito web. Questo spesso comporta un trasferimento del sito su un altro server, una miglior sistemazione delle url e l’implementazione di una grafica più accattivante.

L’obiettivo di questo post è quello di fornire alcuni suggerimenti utili per poter realizzare la “migrazione” senza perdere posizioni su Google e sui motori di ricerca, anzi cogliendo l’occasione per ottimizzare il sito ulteriormente.

L’analisi prima di tutto

Il processo di analisi e trasferimento lo si può suddividere in alcune distinte fasi, tutte volte a far sì che il restyling del sito non produca risultati negativi in termini di posizionamento nelle SERP e dal punto di vista dell’usabilità per i clienti.

Il primo passo riguarda le pagine del sito che sono state indicizzate da Google.
Utilizzando l’operatore site: si potranno visualizzare tutte le pagine indicizzate ed avere un idea più precisa di quelle che sono le pagine su cui è necessario concentrarsi.
Di tutte le pagine indicizzate, sicuramente ce ne saranno alcune che meritano più attenzioni di altre e tra queste rientrano le pagine posizionate meglio, le pagine che hanno link in entrata e quelle che hanno più visitatori (puoi ricavare questa informazione da Google Analytics ad esempio).

I Redirect 301

Per quest’ultima tipologia di pagine, che approssimativamente possono rappresentare i 3/4 di quelle indicizzate, è opportuno applicare un “redirect 301“.
Per realizzarlo correttamente esistono diversi modi e nel caso in cui si disponga di un server Linux è possibile farlo anche tramite htaccess. Con i 301 implementati gli utenti ed i motori di ricerca che giungono alle vecchi url, vengono automaticamente reindirizzati alla nuova pagina, trasferendo ad essa tutte le caratteristiche della precedente pagina, come posizioni e Page Rank.

Nel caso in cui due vecchie pagine siano reindirizzate verso un’unica nuova pagina, è bene creare due #ancore a fine redirect verso ognuna delle due ancore presenti nella nuova pagina di destinazione.
Se per i redirect viene utilizzato l’htaccess, è importante selezionare solo le pagine di maggiore importanza per evitare di creare un file .htaccess troppo pesante. Questo file di configurazione viene letto ogni volta che il browser richiede al server una pagina, ed è chiaro che un file di dimensioni eccessive potrebbe inficiare sulle prestazioni del sito.

Per le restanti pagine indicizzate si può tranquillamente evitare di realizzare il redirect 301 ma bisogna comunque realizzare una importante operazione, che eviterà ad una parte di traffico di essere indirizzato ad una pagina di errore completamente bianca. Questo coinciderebbe ad una perdita di fiducia da parte dell’utente e con un bounce.

L’importanza della pagina di errore 404 personalizzata

Per ovviare a questo problema è consigliabile realizzare una pagina di “errore 404” personalizzata, dove venga specificato che la pagina è stata spostata ad un altro indirizzo e dove vengano proposti link alla nuova home e alle sezioni più importanti del sito.

Riguardo alla pagina 404 è consigliabile anche predisporre la pagina in modo tale che ogni volta che viene richiamata, in automatico riporti su un file .txt tutte le informazioni necessarie a tenere sottocontrollo i referer degli accessi ai vecchi url del sito.
Molti utenti infatti possono avere tra i preferiti il nostro vecchio indirizzo oppure possono esserci vecchi link da vari siti che non sono stati aggiornati, e grazie a questa soluzione potremo ottenere importanti informazioni come l’indirizzo della pagina richiamata, il referrer o l’user agent.

Web Master Central Tool e gli altri strumenti di controllo

In questa fase, è anche importante consultare il Web Master Central Tool di Google, che permette di avere un compendio sulle informazioni sopra citate, che non sempre sono ottenibili in modo esaustivo nei modi elencati.
Inoltre sul Web Master Central Tool si hanno indicazioni importanti su da dove vengono linkate le pagine che producono errori 404 e i tempi di scansione di Google, importanti per valutare le prestazioni della nuova grafica.

Una volta effettuati tutte questi passaggi è bene non dimenticare di effettuare un controllo periodico sul posizionamento delle pagine indicizzate, valutando che Google non abbia penalizzato il sito e che non vi sia stata una diminuzione del Page Rank.

Tra le operazioni di monitoraggio vi è quella importantissima di controllo dello status delle pagine indicizzate, volto ad identificare e verificare che le varie pagine abbiano lo status desiderato, sia esso 200, 301 o 404.
A riguardo mi permetto di consigliarvi un ottimo SEO-Tool realizzato da Enrico Altavilla, “Chain of fools“, utilissimo per verificare velocemente catene di redirezioni visto che è in grado di controllare anche più URL alla volta.

Foto by Marco Mancini

Google Analytics, cominciare con il piede giusto 2/2

Pubblicato da Francesco il 19 gennaio 2010

Cominciare bene con Google Analytics

Questo post è il naturale proseguimento di Google Analytics, cominciare con il piede giusto 1/2, se non lo hai ancora fatto ti consiglio di cominciare proprio leggendo quel post.

SEO & Google Analytics

Eliminare le branded keywords

E’ evidente che Web Analytics e SEO hanno più di un legame. In primis quello che per valutare il lavoro di ottimizzazione o posizionamento (le due cose sono differenti), nell’ottica del traffico dall’organico, serve proprio uno strumento di Web Analysis.

Esistono tuttavia degli accorgimenti che è bene mettere in atto, per lavorare al meglio sulla SEO valutando i risultati in modo obbiettivo con Google Analytics. Ad esempio, per valutare l’incremento di traffico dall’organico conseguente ad un attività SEO, è bene escludere gli accessi generati da “keys branded”. Ovvero, bisogna decurtare dagli accessi dall’organico tutte quelle visite portate da keywords inerenti il brand del sito. Queste keys dipendono dalla popolarità del sito in quanto tale, più che da un’azione SEO.

E’ possibile fare questo usando un filtro avanzato, credo che questo tutorial di Avinash Kaushik sia abbastanza chiaro.

Il ranking e Google Analytics

Con un filtro avanzato è possibile visualizzare, fra parentesi di fianco alle keywords di ingresso al sito, il ranking delle keys che ci hanno portato delle visite.

Campo A -> Estrai A: Termine della campagna – (.*)
Campo B -> Estrai B: Referral – (\?|&)(cd)=([^&]*)
Output in -> Constructor: Termine della campagna – $A1 ($B2)
Campo A obbligatorio: SI
Campo B obbligatorio: SI
Sovrascrivi campo di output: SI
Maiuscole/minuscole: NO

Trovi la fonte e gli approfondimenti su questo post di GoAnalytics.info

Controllare la data di scadenza

E’ vero, di solito siamo abituati a leggere la data di scadenza sul retro della scatola di farmaci o di prodotti freschi. In realtà anche Google Analytics ha una data di scadenza!
Una delle domande più frequenti che si sentono circa questo servizio di Google è: “Visto che è gratuito, chi mi dice che durerà per sempre?”. In realtà questo tipo di domanda è quasi definitivamente finita nel dimenticatoio, vista l’autorevolezza del brand “Google”, ma rimane comunque lecita.

Chi ci dice che Google continuerà a mantenere i nostri dati nei suoi database? Nessuno. Ci viene detto il contrario invece, ovvero che Google si impegna a mantenere i dati per 2 anni, poi è meglio esportare tutto.
In realtà gestisco account del 2005 e i dati di quell’anno sono ancora visibili nel mio account, questo è buono ma di certo non mi è dovuto. Sii previdente.

Scegliere i KPI giuste

I KPI rivestono un ruolo decisivo per tutte le attività di Web Analytics. E’ importante avere degli obbiettivi da misurare che siano chiari, concreti e condivisi (lo staff, il consulente o la web agency devono mandarli a memoria :) ). Definiti questi sarà possibile prendere delle decisioni di marketing e di web marketing in base all’andamento di questi.

Dei buoni KPI devono essere:
- limitati numericamente e ben definiti
- facili da leggere e facilmente comparabili nel tempo
- applicabili a segmenti temporali diversi (giornalieri, settimanali e mensili)
- non mutabili nel tempo
- idonei ad intraprendere decisioni strategiche.

Auguri da Adrias Online

Pubblicato da admin il 22 dicembre 2009

Il brindisi di fine anno ad Adrias Online, è l’occasione per augurarvi un buon Natale e un buon anno nuovo.

Ai nostri clienti, a chi ha lavorato con noi, alle famiglie, a chi “semplicemente” ci ha seguito su questo blog, a voi vanno tutti i nostri auguri di buone feste! (anche da parte degli assenti)

Auguri da Adrias Online

Pubblicato in Comunicazioni

Nessun articolo risponde ai criteri di ricerca impostati.

 

 

Lettori recenti

 
Lettori recenti
 
 
 
 

©2009 Adrias online srl | Rimini