La rete e il pensiero: ciò che cambia e ciò che resta

Pubblicato da Donatella il 5 febbraio 2010

Internet Ergo Sum

La rete ha cambiato il nostro modo di pensare?

È la domanda che la rivista online The Edge ha posto a circa 170 intellettuali come scienziati, artisti, scrittori, filosofi.
Questa settimana, Internazionale ha portato l’indagine alla nostra attenzione, selezionando e pubblicando alcune delle risposte più significative.
Ho letto con piacere le opinioni scelte dal giornale (tutte le risposte potete leggerle online su  The Edge) e penso valga la pena fissare alcune riflessioni in un post.

Meno memoria, più ricerca

Tra i nomi celebri e meno celebri che hanno risposto alla domanda non mancano le voci inneggianti alla rivoluzione e gli scettici del cambiamento.
Sfogliando pareri, percezioni e suggestioni differenti, emergono utili spunti di riflessione. Eccone alcuni:

- c’è un passaggio dal pensiero contemplativo al pensiero attivo, si è più ricettivi
- le informazioni che prima erano certe, con la rete diventano incerte; è sempre possibile metterle in discussione, trovare esperti e contro esperti, dati e antidati che smentiscono i precedenti
- l’accesso a più fonti aumenta il rischio di mezze verità e notizie inutili; le verifiche sono sempre più necessarie
- ricordiamo meno le informazioni, la conoscenza è più fragile, ma allo stesso tempo sappiamo cercare e trovare ciò che ci serve in rete
- abbiamo più interessi, ma cambiano velocemente
- diminuisce la capacità di attenzione e riflessione su un singolo argomento, ma in compenso il nostro cervello si concentra ed elabora informazioni per ore ed ore.

Un fiume in piena in cui (imparare a) navigare

Il numero di informazioni a nostra disposizione non è quantificabile e di certo non possiamo confidare nella memoria. Per districarci tra le onde infinite di materiali e nuove nozioni, bisogna gettare l’ancora e raccogliere ciò che è utile, catalogarlo, dargli un posto sulla mappa da viaggio e costruire un percorso di conoscenze da utilizzare.

Se il nostro pensiero si modifica o meno in base all’uso della rete non ci è dato saperlo con certezza, di certo è cambiato (e cambierà ancora) il modo di lavorare, il contesto il cui pensiamo e troviamo ciò che ci serve. Oltre al cercare, tra i verbi da tenere sempre a portata di mano, bisogna mettere anche filtrare, archiviare, organizzare, catalogare.
Il saltar di palo in frasca del web è stimolante e divertente: bisogna far si che porti frutto.

Tra il nativo e il migrante vince la casalinga

Quando si parla della rete e del cambiamento che porta nelle nostre vite, è facile entrare nel confronto tra nativi digitali e migranti, coloro che sono nati con la rete e coloro che vi si sono adattati.
Chi la utilizza meglio? Chi ha maggiore dimestichezza con gli strumenti?

Tra qualche anno tireremo le prime somme, oggi possiamo osservare come in realtà l’età sia l’ultima delle barriere all’accesso della rete; prima ve ne sono altre, come la cultura personale, le possibilità economiche e l’ambiente sociale. Ma una volta superati gli ostacoli all’ingresso, ciò che conta di più è l’utilità che se ne trae.

Chi oggi utilizza la rete, indipendentemente dall’età, deve fare i conti con l’ordine e il multitasking.
Quest’ultimo non lo si impara, ma è una capacità innata dell’uomo: lo si affina.

Anche la casalinga di Voghera prepara la lista della spesa con un orecchio teso alla caffettiera e l’altro al forno, con il piede sullo straccio per i pavimenti, una mano che scrive e l’altra mano che si fionda a pulire il naso del figliolo :D Quando serve siamo multitasking. E’ anche per questo che la rete ci piace e ci immergiamo con gioia in questo serbatoio immenso di conoscenze.

L’ordine invece, bisogna impararlo. Ognuno a suo modo.
Una buona abitudine che cerco di portare avanti è quella di fare un sunto delle informazioni e delle risorse scoperte al termine di ogni giornata, oppure, quando salvo un link, mi fermo a scegliere con cura le parole da assegnargli come tag.
Mettere ordine, lo sa anche la casalinga, è sempre un po’ noioso, ma dopo si riparte più leggeri.

Pubblicato in Web Consulting

Rinnovo e migrazione del proprio sito web

Pubblicato da Claudio il 28 gennaio 2010

Chi fa business utilizzando il web sa benissimo che dopo un determinato periodo di tempo c’è la necessità di dover rinnovare il proprio sito web. Questo spesso comporta un trasferimento del sito su un altro server, una miglior sistemazione delle url e l’implementazione di una grafica più accattivante.

L’obiettivo di questo post è quello di fornire alcuni suggerimenti utili per poter realizzare la “migrazione” senza perdere posizioni su Google e sui motori di ricerca, anzi cogliendo l’occasione per ottimizzare il sito ulteriormente.

L’analisi prima di tutto

Il processo di analisi e trasferimento lo si può suddividere in alcune distinte fasi, tutte volte a far sì che il restyling del sito non produca risultati negativi in termini di posizionamento nelle SERP e dal punto di vista dell’usabilità per i clienti.

Il primo passo riguarda le pagine del sito che sono state indicizzate da Google.
Utilizzando l’operatore site: si potranno visualizzare tutte le pagine indicizzate ed avere un idea più precisa di quelle che sono le pagine su cui è necessario concentrarsi.
Di tutte le pagine indicizzate, sicuramente ce ne saranno alcune che meritano più attenzioni di altre e tra queste rientrano le pagine posizionate meglio, le pagine che hanno link in entrata e quelle che hanno più visitatori (puoi ricavare questa informazione da Google Analytics ad esempio).

I Redirect 301

Per quest’ultima tipologia di pagine, che approssimativamente possono rappresentare i 3/4 di quelle indicizzate, è opportuno applicare un “redirect 301“.
Per realizzarlo correttamente esistono diversi modi e nel caso in cui si disponga di un server Linux è possibile farlo anche tramite htaccess. Con i 301 implementati gli utenti ed i motori di ricerca che giungono alle vecchi url, vengono automaticamente reindirizzati alla nuova pagina, trasferendo ad essa tutte le caratteristiche della precedente pagina, come posizioni e Page Rank.

Nel caso in cui due vecchie pagine siano reindirizzate verso un’unica nuova pagina, è bene creare due #ancore a fine redirect verso ognuna delle due ancore presenti nella nuova pagina di destinazione.
Se per i redirect viene utilizzato l’htaccess, è importante selezionare solo le pagine di maggiore importanza per evitare di creare un file .htaccess troppo pesante. Questo file di configurazione viene letto ogni volta che il browser richiede al server una pagina, ed è chiaro che un file di dimensioni eccessive potrebbe inficiare sulle prestazioni del sito.

Per le restanti pagine indicizzate si può tranquillamente evitare di realizzare il redirect 301 ma bisogna comunque realizzare una importante operazione, che eviterà ad una parte di traffico di essere indirizzato ad una pagina di errore completamente bianca. Questo coinciderebbe ad una perdita di fiducia da parte dell’utente e con un bounce.

L’importanza della pagina di errore 404 personalizzata

Per ovviare a questo problema è consigliabile realizzare una pagina di “errore 404” personalizzata, dove venga specificato che la pagina è stata spostata ad un altro indirizzo e dove vengano proposti link alla nuova home e alle sezioni più importanti del sito.

Riguardo alla pagina 404 è consigliabile anche predisporre la pagina in modo tale che ogni volta che viene richiamata, in automatico riporti su un file .txt tutte le informazioni necessarie a tenere sottocontrollo i referer degli accessi ai vecchi url del sito.
Molti utenti infatti possono avere tra i preferiti il nostro vecchio indirizzo oppure possono esserci vecchi link da vari siti che non sono stati aggiornati, e grazie a questa soluzione potremo ottenere importanti informazioni come l’indirizzo della pagina richiamata, il referrer o l’user agent.

Web Master Central Tool e gli altri strumenti di controllo

In questa fase, è anche importante consultare il Web Master Central Tool di Google, che permette di avere un compendio sulle informazioni sopra citate, che non sempre sono ottenibili in modo esaustivo nei modi elencati.
Inoltre sul Web Master Central Tool si hanno indicazioni importanti su da dove vengono linkate le pagine che producono errori 404 e i tempi di scansione di Google, importanti per valutare le prestazioni della nuova grafica.

Una volta effettuati tutte questi passaggi è bene non dimenticare di effettuare un controllo periodico sul posizionamento delle pagine indicizzate, valutando che Google non abbia penalizzato il sito e che non vi sia stata una diminuzione del Page Rank.

Tra le operazioni di monitoraggio vi è quella importantissima di controllo dello status delle pagine indicizzate, volto ad identificare e verificare che le varie pagine abbiano lo status desiderato, sia esso 200, 301 o 404.
A riguardo mi permetto di consigliarvi un ottimo SEO-Tool realizzato da Enrico Altavilla, “Chain of fools“, utilissimo per verificare velocemente catene di redirezioni visto che è in grado di controllare anche più URL alla volta.

Foto by Marco Mancini

Google Analytics, cominciare con il piede giusto 2/2

Pubblicato da Francesco il 19 gennaio 2010

Cominciare bene con Google Analytics

Questo post è il naturale proseguimento di Google Analytics, cominciare con il piede giusto 1/2, se non lo hai ancora fatto ti consiglio di cominciare proprio leggendo quel post.

SEO & Google Analytics

Eliminare le branded keywords

E’ evidente che Web Analytics e SEO hanno più di un legame. In primis quello che per valutare il lavoro di ottimizzazione o posizionamento (le due cose sono differenti), nell’ottica del traffico dall’organico, serve proprio uno strumento di Web Analysis.

Esistono tuttavia degli accorgimenti che è bene mettere in atto, per lavorare al meglio sulla SEO valutando i risultati in modo obbiettivo con Google Analytics. Ad esempio, per valutare l’incremento di traffico dall’organico conseguente ad un attività SEO, è bene escludere gli accessi generati da “keys branded”. Ovvero, bisogna decurtare dagli accessi dall’organico tutte quelle visite portate da keywords inerenti il brand del sito. Queste keys dipendono dalla popolarità del sito in quanto tale, più che da un’azione SEO.

E’ possibile fare questo usando un filtro avanzato, credo che questo tutorial di Avinash Kaushik sia abbastanza chiaro.

Il ranking e Google Analytics

Con un filtro avanzato è possibile visualizzare, fra parentesi di fianco alle keywords di ingresso al sito, il ranking delle keys che ci hanno portato delle visite.

Campo A -> Estrai A: Termine della campagna – (.*)
Campo B -> Estrai B: Referral – (\?|&)(cd)=([^&]*)
Output in -> Constructor: Termine della campagna – $A1 ($B2)
Campo A obbligatorio: SI
Campo B obbligatorio: SI
Sovrascrivi campo di output: SI
Maiuscole/minuscole: NO

Trovi la fonte e gli approfondimenti su questo post di GoAnalytics.info

Controllare la data di scadenza

E’ vero, di solito siamo abituati a leggere la data di scadenza sul retro della scatola di farmaci o di prodotti freschi. In realtà anche Google Analytics ha una data di scadenza!
Una delle domande più frequenti che si sentono circa questo servizio di Google è: “Visto che è gratuito, chi mi dice che durerà per sempre?”. In realtà questo tipo di domanda è quasi definitivamente finita nel dimenticatoio, vista l’autorevolezza del brand “Google”, ma rimane comunque lecita.

Chi ci dice che Google continuerà a mantenere i nostri dati nei suoi database? Nessuno. Ci viene detto il contrario invece, ovvero che Google si impegna a mantenere i dati per 2 anni, poi è meglio esportare tutto.
In realtà gestisco account del 2005 e i dati di quell’anno sono ancora visibili nel mio account, questo è buono ma di certo non mi è dovuto. Sii previdente.

Scegliere i KPI giuste

I KPI rivestono un ruolo decisivo per tutte le attività di Web Analytics. E’ importante avere degli obbiettivi da misurare che siano chiari, concreti e condivisi (lo staff, il consulente o la web agency devono mandarli a memoria :) ). Definiti questi sarà possibile prendere delle decisioni di marketing e di web marketing in base all’andamento di questi.

Dei buoni KPI devono essere:
- limitati numericamente e ben definiti
- facili da leggere e facilmente comparabili nel tempo
- applicabili a segmenti temporali diversi (giornalieri, settimanali e mensili)
- non mutabili nel tempo
- idonei ad intraprendere decisioni strategiche.

Auguri da Adrias Online

Pubblicato da admin il 22 dicembre 2009

Il brindisi di fine anno ad Adrias Online, è l’occasione per augurarvi un buon Natale e un buon anno nuovo.

Ai nostri clienti, a chi ha lavorato con noi, alle famiglie, a chi “semplicemente” ci ha seguito su questo blog, a voi vanno tutti i nostri auguri di buone feste! (anche da parte degli assenti)

Auguri da Adrias Online

Pubblicato in Comunicazioni

Twitter in azienda, un coro di voci soliste

Pubblicato da Francesco il 9 dicembre 2009

Twitter in azienda

Adrias Online ha un account Twitter aziendale. Postiamo poco, a turno, senza una linea precisa e questo non ci piace. Postiamo tweets inerenti la vita dell’ufficio, i post che pubblichiamo sul blog, le risorse che riteniamo utili ed altre cose.

Twitter di fatto è una piattaforma di microblogging, è come un blog ma con soli 140 caratteri a disposizione per pubblicare un’opinione o un pensiero. Visto che il nostro approccio al blogging è particolarmente personale (abbiamo deciso di mettere la firma e la faccia su ogni contenuto che pubblichiamo), perché su un microblog come Twitter dovremmo avere un approccio dissimile?

Questo post nasce da una chiacchierata con Adriano Gasparri (collega marchigiano che stimo molto), con cui ho discusso di alcuni modi possibili di usare Twitter e da cui è nata una soluzione plausibile per le corporate che vogliono partecipare alla Twittosfera con un coro delle tante voci dell’azienda.

Ti propongo 3 modi di usare Twitter in azienda, più 1, quello che in questo momento stiamo testando ad Adrias Online.

Usare un profilo creato a posta

Creare un account su Twitter ad hoc per l’azienda è la prima soluzione che potrebbe venire in mente. Questo modo di utilizzare Twitter ha dei limiti ed un solo reale vantaggio, la semplicità di attuazione.

Ecco cosa comporta un account del tipo Twitter.com/NOMEAZIENDA. L’account cela la vera identità di chi posta un tweet e quindi chi legge non sa con chi sta parlando effettivamente.
Twitter non differisce di molto da un blog e analogamente un account corporate di Twitter risponde a logiche simili a quelle che regolano un corporate blog.

Se il corporate blog è firmato da persone, e non da un impersonale “admin”, anche il Twitter corporate dovrebbe essere firmato da individui.

Usare una lista

L’altra strada percorribile è quella di creare una lista contenete gli account Twitter dell’azienda, ma questo comporta 2 problemi di ordine diverso.

La prima problematica riguarda il fatto che i tweet postati il sabato, la domenica o al di fuori dell’ambito lavorativo finirebbero nello stream dell’account aziendale. Questo carica di responsabilità le persone che non si sentirebbero più libere di usare Twitter come uno strumento personale ed espone l’azienda ad eventuali tweets poco in linea con la propria filosofia (seconda problematica).

Usare un Hashtag

C’è poi la possibilità di concordare, con gli account aziendali, un #hashtag che associ determinati tweets alla voce della corporate. In questo modo ad esempio, ogni qual volta si vorrà condividere un’informazione, uno stato o un documento con gli account Twitter di prospect o di figure vicine all’azienda, basterà mettere in coda al tweet l’hashtag aziendale.

Questa soluzione ha in vantaggio che l’account rimarrà personale a nome del suo proprietario, che a sua discrezione potrà dire la sua all’interno del flusso Twitter dell’azienda. Lo svantaggio è che qualsiasi persona, utilizzando quell’hashtag potrà infilarsi nella conversazione, anche in modo inopportuno. Ad esempio postando un link che poi, tramite widget finirà nel sito dell’azienda.

Usare i feed, un hashtag e Yahoo Pipes

La soluzione che stiamo testando in questo momento è quella di utilizzare l’hashtag (come descritto sopra), in combinazione con Yahoo! Pipes.

Yahoo! Pipes è una piattaforma ad interfaccia grafica, per aggregare dati e canali di informazioni, ottenendo in uscita un flusso coerente, come ad esempio un feed rss.

Ecco cosa abbiamo fatto materialmente. Abbiamo inserito in un Fetch Feed i feeds degli account Twitter dei singoli componenti dell’azienda. Poi abbiamo impostato un filtro, estrapolando da quell’insieme solo i Twitt con hashtag #ao. I twitts saranno ordinaati per autore, è necessario quindi impostare una Reg Ex che ordini le entries in base alla data di pubblicazione.
Successivamente da questa piccola selezione di tutti i nostri tweet abbiamo creato un feed rss esportabile ed utilizzabile a piacimento.

Conclusioni

Ora nella sidebar di questo blog scorreranno solo i twitt che ogni singolo componente di Adrias Online, sceglierà di condividere qui. Allo stesso tempo abbiamo un feed con i tweets taggati #ao, che può essere utilizzato anche su Facebook.

E’ vero, con un account Twitter puoi interagire (rispondere, retwittare, inviare pm … etc etc) un feed stampato sulla sidebar, o aggregato in un reader, può solo essere letto, ma rimane ugualmente l’espressione di un coro di voci.

E la tua azienda, come usa Twitter?

Pubblicato in Social Media Marketing

Consigli e idee per scrivere… e per leggere

Pubblicato da Donatella il 26 novembre 2009

Schematizzare un testo
Oggi parleremo di scrittura e di lettura. O meglio, di come organizzare le idee prima di scrivere per evitare il blocco da foglio bianco e poi di come riassumere il contenuto di un testo in modo utile.
Giorno dopo giorno siamo sommersi di informazioni sia sul web che sul cartaceo; informazioni utili, preziose, che spesso non riusciamo ad utilizzare perché dopo averle lette si disperdono. La capacità di schematizzare un testo non è importante solo per gli studenti universitari, ma riguarda anche tutti coloro che navigano e scrivono sul web.

Scrivere: raccogliere idee e riempire il foglio

Devi scrivere il testo di una pagina web, un post per il blog, una relazione?
Qualunque sia l’obbiettivo il problema a monte è sempre lo stesso: come raccogliere e organizzare le idee?
Di metodi per vincere il blocco iniziale ce ne sono molti, mi limiterò a suggerire i miei preferiti e sopratutto a dirti cosa non fare: la scaletta.

La scaletta va bene quando devi mettere in ordine degli argomenti circoscritti, conosciuti, ma non è un buon mezzo per raccogliere idee e produrne altre.
La scaletta ti costringe ad ordinare gerarchicamente le idee man mano che vi vengono in mente: dovrai fare il doppio sforzo di pensare agli argomenti e nello stesso tempo a come ordinarli uno dopo l’altro.
Molto meglio utilizzare metodi che lasciano più libertà alle capacità associative dell’emisfero destro del cervello.
I miei due preferiti sono il clustering e le mappe mentali.

Il clustering
Il clustering è una tecnica molto semplice: scrivi al centro del foglio il nome dell’idea o del prodotto, poi gli disegni intorno un cerchietto. Partendo dalla parola centrale puoi lasciarti andare all’ispirazione e iniziare a scrivere intorno al primo cerchio tutte le idee che ti vengono in mente, riassumendole in una o più parole. Ogni idea verrà racchiusa a sua volta in un nuovo cerchietto.
Quando la carrellata dei pensieri giungerà al colmo, potrai iniziare a scovare i collegamenti trai vari cerchietti e a ordinarli in base all’importanza. E’ questo il momento per costruire una scaletta ordinata e precisa.

Se ad esempio devi scrivere il testo per la pagina Servizi di un Hotel, nel centro del foglio scriverai “Servizi”, poi man mano aggiungerai tutti i servizi che ti vengono in mente senza nessun ordine o relazione. Solo quando li avrai tutti davanti agli occhi potrai decidere quali enfatizzare all’inizio del testo e quali relegare nelle ultime righe.

Un consiglio: una buona tecnica per ordinare le informazioni è quella della piramide rovesciata (in alto le informazioni più importanti, in basso quelle di contorno).

Le Mappe Mentali
Le mappe sono davvero un ottimo metodo per stimolare associazioni di pensiero, immaginazione e per connettere le idee ad altre idee.
Una mappa mentale ha anch’essa un centro, con l’argomento principale, e poi una serie di rami che si sviluppano in modo gerarchico, dove ogni ramo da il via ad altri rami e quindi ad altre possibili associazioni di pensiero. Le mappe, nonostante la struttura gerarchica, sono molto più libere rispetto alla scaletta, in quanto consentono di saltare da un punto all’altro del foglio per aggiungere nuovi rami e idee.

Ad esempio potrai usare una mappa per organizzare i contenuti all’interno del tuo sito. Al centro metterai l’Home Page, sui rami principali le pagine più importanti (se si tratta del sito di un Hotel metterai i Servizi, le Camere, il Listino, etc) e poi distribuirai le informazioni inerenti ogni servizio sugli altri rami.

Se vuoi saperne di più ti rimando al post in cui parlo di come e quando usare una mappa mentale.

Usa i post-it, il blocco note, il taccuino
Ma se le idee arrivano nel momento più inaspettato, mentre sto facendo altro? ben venga.
Anzi, quando ci si sente bloccati è utile svagarsi e impegnarsi in altre attività per poi tornare a scrivere più rilassati. Ricordati però che quando sopraggiunge uno spunto per il testo non bisogna perderlo.

Armati dunque di post-it per fermare i pensieri e utilizzarli quando tornerai al lavoro. Oppure, se trovi nuovi spunti navigando, apri un documento di testo e via di copia-incolla. Se ti trovi per strada, fai in modo di avere sempre in tasca un taccuino e una penna.

L’importante è non perdere mai le buone idee che sopraggiungono nei momenti più disparati: il carpe diem è il motto di ogni scrittore.

Dopo la raccolta, la semina
Hai raccolto e organizzato le idee, adesso tocca mettersi di fronte al foglio bianco e iniziare a scrivere.
Ma a volte scrivere è difficile anche per chi sa cosa dire.
Come iniziare? che parole usare? E una volta partito eccoti subito a correggere la forma, a modificare la punteggiatura e le parole.
Il mio consiglio è quello di buttarti a capofitto. Mettiti di fronte il foglio dove hai appuntato le idee e inizia a parlarne, senza preoccuparti dell’ortografia, della correttezza grammaticale, delle parole scelte. Questo metodo, chiamato free-writing, ti invita alla scrittura veloce, senza troppi pensieri. Butta fuori il testo scrivendo a capofitto fino a quando non arrivi all’ultimo degli argomenti.
Per le correzioni ci sarà tempo. Bisogna rimandare il lavoro del lato razionale del cervello alla rilettura.

Rileggere
E’ qui che arriva il vero lavoro duro (di solito invece è il più sottovalutato).
Il momento in cui rileggi è molto importante e di solito vale la pena rileggere anche più volte. E’ in questa fase che dovrai snellire il testo, alleggerirlo, editare intere frasi e periodi, perdere tempo per scegliere le parole più indicate, verificare la scorrevolezza e la leggibilità.

Leggere, capire e usare

Dopo tante parole sullo scrivere mi avvio alla chiusura del post con qualche cenno sul leggere.
Ci piace tenerci informati: leggiamo libri su come migliorare il nostro lavoro, articoli e pdf sul web, consigli utili, informazioni preziose, salviamo un link o un ritaglio di giornale, e poi? quanto riusciremo effettivamente ad utilizzare ciò che abbiamo letto?
Sia che si tratti di un libro corposo, sia che si tratti di un post di un blog, il mio consiglio è quello di schematizzare i concetti principali per recuperare i punti salienti del contenuto anche a distanza di tempo.

Io trovo ottimo tenere un quaderno di lavoro dove raccolgo schemi e mappe mentali contenenti informazioni utili per la mia attività quotidiana, divisi per argomento.

Come schematizzare un testo
Schematizzare non vuol dire riassume. Ciò che dobbiamo fare non è accorciare le frasi e dire le stesse cose con meno parole, ma prendere i concetti principali, i collegamenti, i consigli pratici e rappresentarli graficamente in modo che risultino comprensibili a colpo d’occhio.

Ecco un buon metodo per schematizzare un testo:
- leggete il testo una prima volta senza sottolineare nulla;
- la seconda volta evidenziate i concetti principali, almeno uno per ogni sequenza (un ottimo metodo è chiedersi sempre: a quale domanda risponde questo paragrafo?);
- poi individuate le connessioni tra le informazioni principali (succede questo perché? a cosa è dovuto ciò?);
- infine sintetizzate le informazioni e riportatele in uno schema.

Per schematizzare si possono usare vari espedienti grafici: timeline, tabelle, mappe concettuali e mappe mentali, istogrammi, diagrammi di flusso.
L’Infografica (l’organizzazione e rappresentazione dei dati in forma grafica) è sempre più utilizzata sul web per alleggerire i testi e semplificare argomenti complessi: è il caso che iniziamo ad usarla (in modo un po’ spartano) anche per il nostro lavoro.

Pubblicato in Copywriting

Yes, We Bing!

Pubblicato da Claudio il 19 novembre 2009

Come promesso, in questa seconda parte dell’approfondimento sul motore di ricerca Bing, vi propongo un analisi di quelli che sembrano essere i principali fattori SEO che potrebbero influenzare positivamente il posizionamento su Bing.

Ovviamente chi si occupa di SEO sa benissimo che questo lavoro non si riduce ad una semplice lista di cose da fare. Mi sono limitato ad osservare alcune differenze (alcune eclatanti) e ho tentato di costruirci sopra delle ipotesi. Questo non è un test, ma solo una raccolta di dati seguita da una analisi.

Per cercare di spiegare e di rendere ancora più credibili le tesi proposte ho realizzato un confronto diretto tra le SERP relative alla keyword “web agency” monitorando gli elementi SEO principali delle pagine web posizionate in prima posizione su Google.it, Bing.it e Bing.com.

Perché questo triplice confronto?

La scelta di andare ad effettuare un confronto a tre è dovuta al fatto che come già detto in precedenza Bing.it ancora è in fase Beta e non è ancora completamente ottimizzato per comprendere a pieno l’analisi logica italiana dei termini ricercata e quindi presenta sicuramente delle differenze rispetto alla versione statunitense.

Come è possibile vedere dalla tabella la ricerca ha dato tre risultati differenti in prima pagina e confrontando i principali valori analizzati è possibile trarre alcune conclusioni.
(Per l’analisi delle variabili sono stati utilizzati i SEO Tools messi a disposizione da www.gorank.com.)

Ciò che si nota immediatamente è che Bing.it ancora utilizza dei criteri simili a quelli che vengono utilizzati da Google mentre per Bing.com già si possono identificare alcune importanti differenze che interessano da vicino l’attività di SEO.

Fattori On Page

Le differenze che attirano di più l’attenzione invece, riguardano invece la rilevanza e l’ottimizzazione dei link e la distribuzione della keyword all’interno della pagina.
Come si nota, Bing.com attribuisce un maggior valore alla pagina web che pur avendo una keyword non troppo “inflazionata” (densità 1,7%) risulta molto meglio distribuita nelle aree più importanti della pagina, come Title, Description H1 e H2, in modo da evidenziare la parola chiave sia per gli utenti che per i motori di ricerca (prominenza 70.36%).

La Link Popularity secondo Bing

Per quello che riguarda la link popularity invece, si nota immediatamente la grande differenza tra Google e Bing.it rispetto a Bing.com e all’importanza data ai link sia in termini di numeri assoluti (63.452 per Google e “solo” 384 per Bing.com), sia relativamente alle ancore utilizzate.
Google e Bing.it presentano almeno la metà dei link ottimizzati, con anchor text comprendente la keyword “web agency” mentre nel caso di Bing.com la parola chiave nel link è presente solo in meno di un terzo dei casi.

Questo sta ad indicare come Bing.com ponga maggiore enfasi alla grammatica e alla struttura logica dei link, premiando la varietà di più ancore differenti negli inbound link, valutandoli differentemente rispetto a Google; per farla breve, con Bing i link, meglio pochi ma grammaticamente corretti.

SEO Bing Tips&Trick

In conclusione posso consigliarvi alcuni Tips&Trick da tenere conto per il vostro posizionamento su Bing per cercare di essere pronti in ottica SEO quando anche la versione italiana del motore diverrà completamente operativa.

- Presenza delle principali keywords nel Title della pagina;
- L’età del dominio, in quanto Bing attribuisce a questo fattore una notevole importanza;
- Presenza di molti link in entrata (in accordo con Google) ma anche la possibilità di avere molti link in uscita senza rischiare di essere penalizzati;
- Molta attenzione alla keyword prominence;
- Monitoraggio costante dei link inseriti nella pagina e dei link in entrata.

To Bing or not To Bing

Pubblicato da Claudio il 10 novembre 2009

Bing Search Engine

Il 3 giugno 2009 potrebbe diventare presto una data storica, che ha visto il lancio di Bing, un  nuovo motore di ricerca. Bing si propone al mondo del web come la valida alternativa all’ormai incontrastato strapotere di Google nel settore dei search engine.
Nato come Kumo e successivamente diventato Bing in seguito all’acquisizione da parte di Microsoft, il nuovo motore ha ottenuto subito un grande successo, guadagnandosi anche importanti quote di mercato.

Bing vs. Google

Ma per quale motivo Bing ha già ottenuto tutto questo successo? La principale risposta la si può trovare nella definizione data dai suoi creatori che non ritengono Bing un “search engine” ma piuttosto un “decision engine”, un motore di decisioni.

L’obiettivo del nuovo concorrente di Google è infatti quello di offrire una soluzione differente in grado di comprendere il senso della frase ricercata, interpretandola e dando risultati ancora più pertinenti.
L’evoluzione del motore si è avuta grazie agli studi e alle ricerche di Lorenzo Thione (a cui Wired ha dedicato l’ultima copertina), nato a Como ma che da anni vive negli USA per far fruttare al meglio i suoi studi sull’interpretazione delle stringhe di ricerca e sulla linguistica computazionale.

Il progetto è ambizioso e potrebbe veramente significare una importante svolta nel mondo dei motori di ricerca, tanto che pure Microsoft ha deciso di sostituire il suo “Live Search” con Bing a fronte di un investimento sull’ordine dei 100 milioni di dollari.

Attualmente Bing è operativo al 100% solo per la lingua inglese ma a breve è prevista la messa on line della versione definitiva anche nelle altre principali lingue.
Nonostante questo dal giorno del suo lancio ufficiale, Bing ha guadagnato in maniera costante rilevanti quote di mercato raggiungendo circa il 9%, mentre le quote degli altri principali motori sono rimaste invariate (Google 65%) oppure hanno subito un calo (Yahoo! 18.8%).

Un esempio pratico

Prendendo come esempio pratico uno dei nostri portali è possibile già comprendere quelle che sono le potenzialità del nuovo motore.  Con la keyword “Hotel Abano” il nostro portale è posizionato in tutte le prime pagine dei principali motori e l’analisi delle SERP e dell’Analytics ci fornisce dati attendibili ed interessanti.

Considerando un lasso di tempo di 30 giorni il sito ha ottenuto visite dai motori di ricerca che hanno prodotto un tempo medio sul sito di 02:49 minuti e una frequenza di rimbalzo pari al 29,26%.
Su Google il sito è posizionato in nona posizione e questo risultato ha prodotto l’83,18% delle visite totali con 02:26 minuti di permanenza sul sito (inferiore alla media del sito) e una frequenza di rimbalzo pari a 31,91%.
Yahoo! posiziona il nostro sito in prima posizione ma nonostante ciò le visite portate sono il 4,42% con 01:47 minuti di permanenza ed un bounce rate del 20%.
Bing invece restituisce il nostro portale in terza posizione e ha portato l’ 7,1% delle visite con 05:04 minuti di permanenza ed una frequenza di rimbalzo del 12,5%.

Dai dati si può subito notare come già un posizionamento inferiore su Bing produca risultati più positivi rispetto ad un posizionamento ottimale su Yahoo! portando sul nostro sito un numero di visitatori pari a circa il 9% di quelli provenienti da Google.
Il confronto con il colosso Google è ancora impossibile ma questi numeri, seppure semplificativi, rispecchiando il trend generale del settore dei search engine, sottolineando già l’importanza di essere ben posizionati anche su Bing.

Come Bing può aiutare il tuo sito?

I dati sopra citati mostrano come Bing porti con se una percentuale di visitatori già rilevante. Se il tuo sito ha un bacino di mille visitatori, un buon posizionamento anche su Bing può portartene altri cento in più, il che a mio avviso non è per nulla trascurabile.

Inoltre non è da sottovalutare l’eredità che Live Search ha lasciato al nuovo motore, rendendolo di fatto come uno dei punti di riferimento per il target giovani e adolescenti, che ancora oggi utilizzano i servizi ed i blog (fra i tanti MSN e Live Spaces) che avevano integrato il vecchio motore di Microsoft oggi sostituito da Bing.

Di conseguenza il mio consiglio è quello di controllare subito il posizionamento su Bing in relazione alle tue keyword principali ed iniziare a considerare Bing come uno dei principali canali online.

SEO per Bing

Se vuoi migliorare la tua presenza su Bing non perderti la seconda parte dell’analisi di Bing, perché ti proporrò alcune delle principali tecniche SEO per ottenere un ottimo posizionamento anche sul nuovo motore di casa Microsoft.

Il 3 giugno 2009 potrebbe diventare presto una data storica, che ha visto il lancio di Bing, il nuovo motore di ricerca che si propone come

valida alternativa all’ormai incontrastato strapotere di Google nel settore dei search engine.
Nato come Kumo e successivamente diventato Bing in seguito all’acquisizione da parte di Microsoft, il nuovo motore ha ottenuto subito un grande successo, guadagnandosi anche importanti quote di mercato.

Ma per quale motivo Bing ha già ottenuto tutto questo successo? La principale risposta la si può identificare nella definizione data dai suoi

creatori che non definiscono Bing come un “search engine” ma piuttoste un “decision engine”, un motore di decisioni.
L’obiettivo del nuovo concorrente di Google è infatti quello di offrire una soluzione differente in grado di comprendere il senso della frase

ricercata, interpretandola e dando risultati ancora più pertinenti.
L’evoluzione del motore si è avuta grazie agli studi e alle ricerche di Lorenzo Thione, nato a Como ma da anni vive negli USA per far

fruttare al meglio i suoi studi sull’intepretazione delle stringhe di ricerca e sulla linguistica computazionale.

Il progetto è amibizioso e potrebbe veramente significare una importante svolta nel mondo dei motori di ricerca, tanto che pure Microsoft ha

deciso di sostituire il suo ormai obsoleto “Live Search” con Bing a fronte di un investimento sull’ordine dei 100 milioni di dollari.
Attualmente Bing è operativo al 100% solo per la lingua inglese ma a breve è prevista la messa on line della versione definitiva anche nelle

altre principali lingue. In Italia è on line la versione Beta ma nonostante questo dal giorno del suo lancio ufficiale, Bing ha guadagnato in

maniera costante rilevanti quote di mercato raggiungendo circa il 9%, mentre le quote degli altri principali motori sono rimaste invariate

(Google 65%) oppure hanno subito un calo (Yahoo! 18.8%).

Prendendo come esempio pratico un portale del nostro network, www.hotelabano.net ed analizzando i dati relativi alla keyword “Hotel Abano” è

possibile già comprendere quelle che sono le potenzialità del nuovo motore anche se in Italia è ancora presente solo la versione Beta.

Considerando un lasso di tempo di 30 giorni il sito ha ottenuto 113 visite dai motori di ricerca che hanno prodotto un tempo medio sul sito

di 02:49 minuti e una frequenza di rimbalzo pari al 29,26%.
Su Google il sito è posizionato in nona posizione e questo suo posizionamento ha prodotto 94 visite con 02:26 minuti di permanenza sul sito e

una frequenza di rimbalzo pari a 31,91%.
Yahoo! posizione il nostro sito in prima posizione ma nonostante ciò le visite portate sono 5 con 01:47 minuti di permanenza ed un bounce

rate del 20%.
Bing invece restituisce il nostro portale in terza posizione e ha portato 8 visite con 05:04 minuti di permanenza ed una frequenza di

rimbalzo del 12,5%.

Dai dati si può subito notare come già un posizionamento inferiore su Bing produca risultati più positivi rispetto ad un posizionamento

ottimale su Yahoo! portando sul nostro sito un numero di visitatori pari a circa il 9% di quelli provenienti da Google.
Il confronto con il colosso Google è ancora impossibile ma questi numeri, seppure semplificativi, rispecchiando il trend generale del settore

dei search engine, sottolineando già l’importanza di essere ben posizionati anche su Bing.

Non perderti la seconda parte dell’analisi di Bing, perchè ti proporrò alcune delle principali tecniche SEO per ottenere un ottimo

posizionamento anche sul nuovo motore di casa Microsoft.

Studio delle keywords: come farlo e perche’

Pubblicato da Federica il 5 novembre 2009

Studio delle keywords

Lo studio delle keywords è il primo passo da compiere se vuoi  intraprendere un’azione di visibilità per il tuo progetto web.

Dare poca attenzione allo studio delle parole chiave comporta una perdita di tempo e una spiacevole mancanza di risultati nell’intero progetto. Lo studio delle keywords infatti è importante anche per il ppc, dove un set di key poco idoneo potrebbe significare meno visite e meno targettizzate.

Organizzare le keywords, parole da collocare

Dividere le parole chiave. Il modo migliore per organizzare tutte le keywords trovate è quello di metterle in ordine per tema all’interno di un foglio excel. Dividendo il foglio in tre colonne verticali puoi utilizzare le celle per le parole inserendo di fianco anche il volume di ricerca mensile globale, che è molto facile da trovare soprattutto con Google Adwords Keyword Tool.

A questo punto puoi dare a ogni categoria di parole un diverso titolo. All’interno della sezione alloggio si troveranno le keywords quali hotel, hotels, albergo, alloggi economici e tante altre. Ogni ricerca delle parole chiave può essere fatta in modo molto minuzioso, più è specifico l’argomento e quindi anche le keywords da cercare, più la ricerca sarà orientata a trovare le parole migliori per il posizionamento del sito.

Per approfondire l’argomento e inserire nel tuo excel anche dei punteggi sulla competitività in ottica SEO ti consiglio questo post di Maurizio Petrone.

3 tipologie di strumenti da integrare

Soprattutto ai SEO interesserà conoscere le keywords con un rapporto competitività/traffico migliore rispetto ad altre. Cioè quelle parole che hanno un alto volume di ricerca da parte degli utenti ma una bassa competitività in SERP. Per farlo si può utilizzare, fra gli altri Keywords Fisher che suggerisce le key con il miglior rapporto tra volume di ricerca e competitor ed è scaricabile in modo gratuito.

Per espandere semanticamente la query, si possono utilizzare diversi tools, oltre alla più tradizionale tilde (~). Trovo interessanti KWmap e Wonder Wheel di Google, il quale al momento è disponibile solo tra le Options della versione inglese del motore di ricerca.

Infine Google Insights permette di stabilire la parola più ricercata relativamente ad una nostra selezione e anche come varia in base ai paesi o alle regioni che ti interessano.

Ricavare suggerimenti dalla Web Analysis

Le parole chiave non si trovano solo nello studio iniziale delle keywords, ma possono emergere anche a progetto già avviato. Se ti avvali di uno strumento di web analysis come Google Analytics puoi ricavare dei dati qualitativi sulle keywords di ingresso dai motori di ricerca.

Ad esempio l’analisi dei report generati da un software di Web Analytics, ti consente di sapere di una determinata keyword, sui cui hai investito in SEO o PPC, che genere di visite porta. Quanto si sofferma l’utente che è entrato tramite quella key, se compila qualche form o se si converte da prospect in tuo cliente.
Scoprirai allora che alcune keys che avevi individuato dal tuo studio preliminare erano azzeccate, altre ti portano traffico di poca qualità e finirai per trovare delle keys ottime a cui non avevi prestato sufficiente attenzione.

Dove inserire la keywords

A questo punto è davvero facile identificare le parole chiave più adatte al posizionamento o al Keywords Advertising del tuo sito. Scrivere con naturalezza i testi e i meta tag, inserendovi le parole del tuo set di keywords più cercate dagli utenti e nello stesso tempo più proficue per il tuo business, diventerà davvero semplice.

Attenzione però, l’errore comune è quello di inserire troppe key nel testo; devi mantenere la frequncy e la density entro dei livelli ragionevoli perchè Google è molto severo e penalizza chi fa del keywords stuffing. Ti consiglio piuttosto di giocare sui fattori di prominence e proximity delle keywords.

L’esperienza insegna

Nello studio delle parole chiave che sto conducendo al momento ho notato diverse cose interessanti. Innanzitutto che esistono parole molto cercate dagli utenti e di cui nessuno si occupa, il che vuol dire aver una maggior probabilità di visibilità con un minor investimento nella SEO o nel CPC.

Tra gli esempi è importante sapere che in Italia e in pochi altri paesi europei la parola week end è maggiormente cercata in questo modo, in altri paesi, tra i quali la Spagna, l’Inghilterra e la Germania si scrive weekend.

E ancora, a maggio molti ancora cercano Fiera del Fitness Rimini o Festival del Fitness Rimini, nonostante questa non si svolga più a Rimini già da diverso tempo (e non in maggio). Mentre a Rimini è rimasto il Rimini Wellness (meno focalizzato sul fitness e più sul benessere). Se hai un hotel a Rimini e vuoi promuoverlo, in maggio ti consiglio di pensare anche alle key “Fiera del Fitess” e “Festival del Fitness”.

Trai vantaggio dagli errori di battitura

A proposito di Fitness, sapevi che molte ricerche sui motori, relative a questa key vengono fatte senza una “s”? Proprio così, molti cercano, ad esempio “hotel con attrezzature fitnes”, ecco perchè non è da escludere la possibilità di inserire nel set di key anche degli errori di battitura, i cosiddetti mispelling.

Liste di utenti su Twitter

Pubblicato da Donatella il 29 ottobre 2009

Twitter Lists
La notizia è fresca di giornata: Twitter ha abilitato la funzione delle liste a tutti i profili.

Il caso ha voluto che questo post fosse in programma proprio oggi e quindi ho potuto integrarlo con informazioni più precise inerenti l’uso e il funzionamento delle liste. :D

Liste di Twitter: come funzionano

Fino ad oggi le informazioni su Twitter ci arrivavano in un unico flusso, all’interno dal quale confluivano i tweet degli amici, dei colleghi, delle aziende, degli account interessanti per un motivo o per l’altro.

Con le liste di utenti si potrà mettere ordine tra i propri contatti e sarà più facile seguire gli aggiornamenti su un tema senza dover utilizzare la funzione di ricerca. Uno strumento in più per affrontare il problema dell’overflow information che incide non poco sull’usabilità di un social network come Twitter.

Con le Twitter List è possibile raggruppare i profili in base agli argomenti trattati, ai rapporti personali, alle professionalità, alla provenienza geografica e altro ancora.

Le liste saranno molto utili per seguire le news, per mettere in risalto le fonti più attendibili o semplicemente per segnalare i propri preferiti: ad esempio si potranno raggruppare in liste gli account dei giornali, dei web designer, dei SEO, di chi twitta le ricette di cucina, degli Hotel con offerte o lo staff di un’azienda.

Quando creiamo una lista possiamo scegliere se renderla pubblica o privata.
Queste ultime sono utili per raggruppare i profili in base ai rapporti personali o ad esempio per creare liste negative.

Le liste pubbliche di ogni utente saranno visibili sulla pagina del profilo; sarà quindi possibili curiosare tra le liste create dagli altri e scovare più facilmente nuovi profili da seguire su un argomento di nostro interesse.
Quando troviamo una lista interessante invece di followare ogni singolo utente possiamo scegliere di seguire l’intera lista.

Le liste possono sempre essere editate o cancellate.

Per il momento non è ancora possibile inviare messaggi a tutti i membri di una lista, ma potrebbe essere il prossimo passo in avanti e amplierebbe le possibilità d’uso del social network.

Staff List o account aziendale?

Le liste su Twitter aprono nuovi scenari anche per quel che riguarda gli account aziendali, spesso non facili da gestire.
Alcune aziende vantano la presenza su Twitter di alcuni membri dello staff: voci singole che mantengono relazioni, esprimono professionalità di alto livello, creano reputazione positiva all’azienda.

L’account aziendale è spesso privo di personalità, senza faccia e fatica di più ad ottenere un alto numero di followers in un social network che mette al centro l’autenticità delle relazioni. Grazie alle liste utenti le aziende possono decidere di far sentire la loro voce attraverso professionalità distinte, segnalando e valorizzando i singoli membri dello staff aziendale.

Una lista aziendale può quindi sostituire l’account dell’azienda o integrarlo.
A mio parere è possibile sostituirlo del tutto quando il senso di appartenenza all’azienda dei singoli è alto e quando questi utilizzano Twitter per promuovere la propria professionalità e non solo per uso privato.
Prima di aprire la funzione a tutti i profili lo stesso Twitter ha pensato di testarla creando una lista aziendale. Se sei curioso e non l’hai ancora vista, eccoti la lista dello staff di Twitter.

Liste Twitter e web reputation

Da oggi in poi, accanto al numero dei following e dei followers verrà segnalato anche il numero di liste in cui siamo raggruppati.
Questo apre nuovi scenari per ciò che riguarda la web reputation.

Quando si viene inseriti in una lista non ci si può cancellare (se non contattando l’utente creatore della lista) e quindi diventa importante far parte di liste prestigiose, assieme a nomi popolari o inerenti la nostra professione ed evitare di entrare in liste a connotazione negativa come ad esempio potrebbe essere una lista “spam”.

Inoltre, la possibilità di seguire tutti gli aggiornamenti di una lista consentirà anche ai meno conosciuti di essere seguiti da più persone e di ampliare il proprio giro di conoscenze.

Facile prevedere che le liste più ambite saranno quelle create dagli account più influenti e conosciuti su specifici argomenti.
Fino ad oggi per segnalare i profili che ritenevamo interessanti potevamo dedicare loro un tweet o inserirli nelle segnalazioni del followfriday (una pratica alquanto diffusa che consiste nel citare gli utenti preferiti seguiti dagli hashtags #ff o #FollowFriday, una sorta di “consigli del fine settimana”).

C’è da scommettere che da oggi, oltre al numero dei followers, sarà importante anche il far parte di liste di prestigio.

Che dite, ci sarà chi farà carte false per essere inserito nelle liste degli utenti più seguiti? :D

Pubblicato in Social Media Marketing

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