Liste di utenti su Twitter

Pubblicato da Donatella il 29 ottobre 2009

Twitter Lists
La notizia è fresca di giornata: Twitter ha abilitato la funzione delle liste a tutti i profili.

Il caso ha voluto che questo post fosse in programma proprio oggi e quindi ho potuto integrarlo con informazioni più precise inerenti l’uso e il funzionamento delle liste. :D

Liste di Twitter: come funzionano

Fino ad oggi le informazioni su Twitter ci arrivavano in un unico flusso, all’interno dal quale confluivano i tweet degli amici, dei colleghi, delle aziende, degli account interessanti per un motivo o per l’altro.

Con le liste di utenti si potrà mettere ordine tra i propri contatti e sarà più facile seguire gli aggiornamenti su un tema senza dover utilizzare la funzione di ricerca. Uno strumento in più per affrontare il problema dell’overflow information che incide non poco sull’usabilità di un social network come Twitter.

Con le Twitter List è possibile raggruppare i profili in base agli argomenti trattati, ai rapporti personali, alle professionalità, alla provenienza geografica e altro ancora.

Le liste saranno molto utili per seguire le news, per mettere in risalto le fonti più attendibili o semplicemente per segnalare i propri preferiti: ad esempio si potranno raggruppare in liste gli account dei giornali, dei web designer, dei SEO, di chi twitta le ricette di cucina, degli Hotel con offerte o lo staff di un’azienda.

Quando creiamo una lista possiamo scegliere se renderla pubblica o privata.
Queste ultime sono utili per raggruppare i profili in base ai rapporti personali o ad esempio per creare liste negative.

Le liste pubbliche di ogni utente saranno visibili sulla pagina del profilo; sarà quindi possibili curiosare tra le liste create dagli altri e scovare più facilmente nuovi profili da seguire su un argomento di nostro interesse.
Quando troviamo una lista interessante invece di followare ogni singolo utente possiamo scegliere di seguire l’intera lista.

Le liste possono sempre essere editate o cancellate.

Per il momento non è ancora possibile inviare messaggi a tutti i membri di una lista, ma potrebbe essere il prossimo passo in avanti e amplierebbe le possibilità d’uso del social network.

Staff List o account aziendale?

Le liste su Twitter aprono nuovi scenari anche per quel che riguarda gli account aziendali, spesso non facili da gestire.
Alcune aziende vantano la presenza su Twitter di alcuni membri dello staff: voci singole che mantengono relazioni, esprimono professionalità di alto livello, creano reputazione positiva all’azienda.

L’account aziendale è spesso privo di personalità, senza faccia e fatica di più ad ottenere un alto numero di followers in un social network che mette al centro l’autenticità delle relazioni. Grazie alle liste utenti le aziende possono decidere di far sentire la loro voce attraverso professionalità distinte, segnalando e valorizzando i singoli membri dello staff aziendale.

Una lista aziendale può quindi sostituire l’account dell’azienda o integrarlo.
A mio parere è possibile sostituirlo del tutto quando il senso di appartenenza all’azienda dei singoli è alto e quando questi utilizzano Twitter per promuovere la propria professionalità e non solo per uso privato.
Prima di aprire la funzione a tutti i profili lo stesso Twitter ha pensato di testarla creando una lista aziendale. Se sei curioso e non l’hai ancora vista, eccoti la lista dello staff di Twitter.

Liste Twitter e web reputation

Da oggi in poi, accanto al numero dei following e dei followers verrà segnalato anche il numero di liste in cui siamo raggruppati.
Questo apre nuovi scenari per ciò che riguarda la web reputation.

Quando si viene inseriti in una lista non ci si può cancellare (se non contattando l’utente creatore della lista) e quindi diventa importante far parte di liste prestigiose, assieme a nomi popolari o inerenti la nostra professione ed evitare di entrare in liste a connotazione negativa come ad esempio potrebbe essere una lista “spam”.

Inoltre, la possibilità di seguire tutti gli aggiornamenti di una lista consentirà anche ai meno conosciuti di essere seguiti da più persone e di ampliare il proprio giro di conoscenze.

Facile prevedere che le liste più ambite saranno quelle create dagli account più influenti e conosciuti su specifici argomenti.
Fino ad oggi per segnalare i profili che ritenevamo interessanti potevamo dedicare loro un tweet o inserirli nelle segnalazioni del followfriday (una pratica alquanto diffusa che consiste nel citare gli utenti preferiti seguiti dagli hashtags #ff o #FollowFriday, una sorta di “consigli del fine settimana”).

C’è da scommettere che da oggi, oltre al numero dei followers, sarà importante anche il far parte di liste di prestigio.

Che dite, ci sarà chi farà carte false per essere inserito nelle liste degli utenti più seguiti? :D

Pubblicato in Social Media Marketing

Google Analytics, cominciare con il piede giusto 1/2

Pubblicato da Francesco il 22 ottobre 2009

Cominciare bene con Google Analytics

E’ di questi giorni la notizia che la nuova release di Google Analytics (GA 4), sarà quella della svolta. La piattaforma di web analysis gratuita di Google, grazie a nuove funzioni, sarà competitiva anche con i tools più blasonati e a pagamento.
Sono già online diversi articoli che riepilogano le nuove funzioni di Google Analytics 4, non mi dilungherò.

Già adesso Google Analytics è un buon prodotto ed è un’ottimo inizio per chi vuole cominciare a comprendere seriamente il proprio traffico online.
In questo post troverai alcuni consigli per cominciare la tua esperienza con Google Analytics con il piede giusto, sappi ad ogni modo che le potenzialità di questo strumento sono tantissime e molto avanzate.

Perchè un post su Google Analytics?

E’ mia convinzione che uno strumento del genere aiuti a capire la qualità del traffico che ti portano i tuoi investimenti pubblicitari online, in una parola il ROI.

Scrivendo questo post ho cercato di essere molto sintetico, volevo davvero accompagnarti solo nel primo passo, che spesso è quello decisivo. Ho pensato infine di soffermarmi di più su certi aspetti e di demandare ad un nuovo post altre tematiche meritevoli di uno spazio adeguato.

In un futuro secondo post (“Google Analytics, cominciare con il piede giusto 2/2″) parlerò di Analytics e network di siti SEO, di alcuni filtri basilari e delle controindicazioni a Google Analytics.

Ti serve un account Google

La prima cosa da fare per poter utilizzare Google Analytics, è dotarti di un account Google. Se possiedi un account di posta Gmail hai già tutto quello che ti serve.
Altrimenti puoi registrare qui il tuo account Google; basta compilare il modulo e indicare il tuo attuale indirizzo e-mail. Dopo aver completato la richiesta riceverai un’email all’indirizzo indicato dove ti verrà chiesto di cliccare sul link di attivazione del servizio. Poi potrai accedere a Google Analytics.

Attenzione, c’è un codice da inserire

Gli strumenti per le statistiche web, quelli che alcuni chiamano contatori, si suddividono principalmente in 2 categorie. Quelli che estrapolano dati dai log file del server su cui risiede il sito e quelli che richiedono l’installazione di un codice JavaScript.

Google Analytics rientra nella seconda categoria, per cui se vuoi cominciare a monitorare il tuo sito mediante questo sofisticato strumento, dovrai disporre come minimo di un accesso FTP al tuo sito.

Google Analytics funziona solo su quelle pagine che contengono il codice di monitoraggio fornito da Google al momento della registrazione al servizio. Di conseguenza il codice deve essere posto in ogni pagina, manualmente o meglio ancora mediante inclusioni, magari nell’include footer.inc.php se ne hai uno.

I vantaggi di un tag-based software come Google Analytics

Come detto sopra, Google Analytics funziona solo dopo aver inserito nelle pagine del tuo sito un tag javascript. Questo comporta dei vantaggi e degli svantaggi.

Lo svantaggio principale è che, per rilevare dati Google Analytics ha bisogno che il suo codice venga lanciato da un Browser, quindi genericamente possiamo dire che è in grado di rilevare solo visite fatte tramite Firefox o Internet Explorer.
Questo comporta che un tool di Web Analysis tag-based non è in grado di rilevare e segnalare il passaggio di uno spider, che notoriamente scarica pagine piuttosto che navigarle. Gli spider sono visibilissimi invece tramite i file di log del server.

Un vantaggio di questo approccio tag-oriented è che le informazioni sul browser, sul sistema operativo e sulla risoluzione dello schermo degli utenti vengono rilevate senza dificoltà.

Dove mettere il codice

Il posto più indicato per inserire il codice di Google Analytics è immediatamente prima della chiusura del tag BODY. Questo principalmente per 2 motivi.

Gli elementi di una pagina web vengono caricati dal browser in base all’ordinamento in cui si trovano, dall’alto verso il basso.
Il primo motivo per cui è buona cosa mettere il codice nel footer, è che se il tuo sito riceve molte visite e tieni il codice di monitoraggio ad inizio pagina, gli utenti si mettereanno in coda per scaricare il javascript dell’analytics e dovranno aspettare qualche secondo in più per i contenuti veri e propri.
In pratica i tuoi utenti si troveranno davanti una pagina bianca per qualche secondo.

Il scondo motivo è che posizionando il codice nella parte top del sito rischi di avere dei dati statistici falsati in eccesso. Considereresti mai come visita vera e propria chi carica solo la testata del tuo sito e poi se ne va? Io no.

Sistemare il codice di monitoraggio di un sito in una posizoione elevata, per i siti particolarmente pesanti, può incidere verosimilemnte del 15/20 % in eccesso sulle statistiche. Ovvero porterebbe a considerare per reali un certo numero di visite che in realtà non hanno visualizzato nemmeno i contenuti della pagina.
Nel caso in cui dovessi rendere conto a terzi delle statistiche del tuo sito, forniresti dei dati poco attendibili.

Dei due approcci è meglio secegliere l’usabilità, rendere migliore la user experience, rinunciare a qualche numero poco significativo (anzi fuorviante) e sistemare il codice nel bottom.

Il discorso cambia completamente se il sito da tracciare tramite Analytics vive (in termini di traffico) esclusivamente di campagne di advertising. In questo caso il codice va messo in alto, visto che alcuni dati potrebbero essere persi. Ad esempio un utente che sa già cosa cercare e clicca immediatamente su una delle voci del menù, prima che l’eventuale codice di tracking posto a fine pagina possa caricarsi, rappresenta un dato mancato.

Se hai trovato interessante questo post, ti consiglio di abbonarti ai feed rss, per non perderti il seguito: “Google Analytics, cominciare con il piede giusto 2/2″. Nel prossimo post parlerò di Analytics e network di siti SEO, di alcuni filtri basilari e delle controindicazioni a Google Analytics.

Pubblicato in Web Marketing

Google Wave, facciamo il punto

Pubblicato da Claudio il 7 ottobre 2009

Dal momento in cui Google ha annunciato la sua nuova applicazione, Google Wave, realizzando una presentazione ufficiale con tanto di 80 minuti di video on-line, l’entusiasmo degli utenti e degli appassionati dell’azienda di Mountain View è cresciuto in maniera esponenziale ed ogni giorno sono sempre di più coloro che attendono di poter testare personalmente il nuovo progetto.

Cos’è Google Wave e a cosa serve?

Google Wave può essere definito come il servizio di posta elettronica se solo questa fosse stata inventata oggi anzichè 40 anni fa.
Sulla base di questa idea hanno quindi lavorato Rasmussen e gli altri sviluppatori di Google per poter realizzare una applicazione capace di integrare in un unica piattaforma tutto il flusso di informazioni di un utente che vengono generate da diverse fonti: chat, posta elettronica, condivisione di foto, video, mappe, documenti, blog, social networking e altro ancora.

L’innovazione principale di Google Wave è che il flusso di informazioni è gestito come una conversazione in streaming, che oltre ad una gestione temporale della conversazione permette anche il “Playback“, ossia muoversi nel tempo ripercorrendo nel dettaglio le varie fasi della conversazione, rendendo possibile così una facile integrazione anche agli utenti che si aggiungono in un secondo momento.

Tra le funzionalità più innovative è da includere la possibilità di utilizzare le Api aperte di Google per includere Wave in altri blog o siti o costruire applicazioni personalizzate in grado di interagire con l’applicazione. Le conversazioni contenute in un onda potranno quindi apparire sul blog stesso e viceversa ma oltre a ciò sarà possibile anche inglobare strumenti per gli updates e le ricerche su Twitter in modo tale da andarsi a creare un profilo unico per i diversi social network.

Quando sarà reso disponibile Google Wave per tutti gli utenti?

Ancora non è stata resa nota una data ben definita, ma gli sviluppatori di Google hanno assicurato che entro la fine del 2009 l’applicazione dovrebbe essere disponibile per tutti.
A partire da settembre 2009 Google ha messo a disposizione 100.000 inviti per concedere, a chi ne facesse richiesta, l’accesso alla versione Beta di Google Wave per poterla così testare e fornire importantissimi feedback agli sviluppatori di Google.

Moltissimi utenti del web (me compreso) hanno cercato in tutte le maniere di riuscire ad ottenere un invito per poter testare in anteprima Google Wave, tanto che ogni giorno si susseguono infiniti commenti a riguardo su tutti i principali social network, primo tra tutti Twitter.

Come chiedere un invito per Google Wave Beta?

Ricercando su search.twitter.com “-RT (Google AND Wave)” o semplicemente #GoogleWave o #GoogleWaveInvite, vi è la possibilità di notare il volume di interesse che ruota intorno al nuovo prodotto, tra chi cerca di capire meglio le sue funzionalità e chi è alla ricerca disperata di uno dei tanto ambiti inviti.

Inoltre vi sono diversi modi “ufficiali” per poterlo ricercare e richiedere, tra cui il forum di richiesta ufficiale di Google Wave, la sezione dedicata di Google Apps e attraverso il sito dedicato Google Wave Invites.
Il mio consiglio è quello di utilizzare gli strumenti ufficiali e tenere conto che essendo una versione beta e quindi un test in tutto e per tutto se sei sviluppatore, o comunque sostieni di aiutare i google boys in fase di debug, avrai sicuramente qualche chanches in più per ottenere l’accesso all’utilizzo del beta.

Per chi fosse interessato comunque, questi sono sicuramente i mezzi più semplici e sicuramente meno dispendisi per richiedere l’invito, visto che sono presenti anche aste su eBay che arrivano a vendere l’invito per più di 70 dollari.

Reazioni e volumi di interesse

Per avere un idea più completa di quanto Google Wave stia attirando l’attenzione del popolo di internet, si può dare un occhiata ai volumi di ricerce relativi alla keyword “google wave” negli ultimi 5 mesi.

Subito si noteranno, a livello mondiale, due picchi nelle ricerche in corrispondenza dell’inizio di giugno 2009 e nell’ultima settimana di settembre 2009, ovvero i periodi in cui è stato reso noto la nuova applicazione ed il momento in cui è stato resa nota la disponibilità dei 100.000 inviti per la versione beta.

Pubblicato in Web Consulting

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