Liste di utenti su Twitter

Pubblicato da Donatella il 29 ottobre 2009

Twitter Lists
La notizia è fresca di giornata: Twitter ha abilitato la funzione delle liste a tutti i profili.

Il caso ha voluto che questo post fosse in programma proprio oggi e quindi ho potuto integrarlo con informazioni più precise inerenti l’uso e il funzionamento delle liste. :D

Liste di Twitter: come funzionano

Fino ad oggi le informazioni su Twitter ci arrivavano in un unico flusso, all’interno dal quale confluivano i tweet degli amici, dei colleghi, delle aziende, degli account interessanti per un motivo o per l’altro.

Con le liste di utenti si potrà mettere ordine tra i propri contatti e sarà più facile seguire gli aggiornamenti su un tema senza dover utilizzare la funzione di ricerca. Uno strumento in più per affrontare il problema dell’overflow information che incide non poco sull’usabilità di un social network come Twitter.

Con le Twitter List è possibile raggruppare i profili in base agli argomenti trattati, ai rapporti personali, alle professionalità, alla provenienza geografica e altro ancora.

Le liste saranno molto utili per seguire le news, per mettere in risalto le fonti più attendibili o semplicemente per segnalare i propri preferiti: ad esempio si potranno raggruppare in liste gli account dei giornali, dei web designer, dei SEO, di chi twitta le ricette di cucina, degli Hotel con offerte o lo staff di un’azienda.

Quando creiamo una lista possiamo scegliere se renderla pubblica o privata.
Queste ultime sono utili per raggruppare i profili in base ai rapporti personali o ad esempio per creare liste negative.

Le liste pubbliche di ogni utente saranno visibili sulla pagina del profilo; sarà quindi possibili curiosare tra le liste create dagli altri e scovare più facilmente nuovi profili da seguire su un argomento di nostro interesse.
Quando troviamo una lista interessante invece di followare ogni singolo utente possiamo scegliere di seguire l’intera lista.

Le liste possono sempre essere editate o cancellate.

Per il momento non è ancora possibile inviare messaggi a tutti i membri di una lista, ma potrebbe essere il prossimo passo in avanti e amplierebbe le possibilità d’uso del social network.

Staff List o account aziendale?

Le liste su Twitter aprono nuovi scenari anche per quel che riguarda gli account aziendali, spesso non facili da gestire.
Alcune aziende vantano la presenza su Twitter di alcuni membri dello staff: voci singole che mantengono relazioni, esprimono professionalità di alto livello, creano reputazione positiva all’azienda.

L’account aziendale è spesso privo di personalità, senza faccia e fatica di più ad ottenere un alto numero di followers in un social network che mette al centro l’autenticità delle relazioni. Grazie alle liste utenti le aziende possono decidere di far sentire la loro voce attraverso professionalità distinte, segnalando e valorizzando i singoli membri dello staff aziendale.

Una lista aziendale può quindi sostituire l’account dell’azienda o integrarlo.
A mio parere è possibile sostituirlo del tutto quando il senso di appartenenza all’azienda dei singoli è alto e quando questi utilizzano Twitter per promuovere la propria professionalità e non solo per uso privato.
Prima di aprire la funzione a tutti i profili lo stesso Twitter ha pensato di testarla creando una lista aziendale. Se sei curioso e non l’hai ancora vista, eccoti la lista dello staff di Twitter.

Liste Twitter e web reputation

Da oggi in poi, accanto al numero dei following e dei followers verrà segnalato anche il numero di liste in cui siamo raggruppati.
Questo apre nuovi scenari per ciò che riguarda la web reputation.

Quando si viene inseriti in una lista non ci si può cancellare (se non contattando l’utente creatore della lista) e quindi diventa importante far parte di liste prestigiose, assieme a nomi popolari o inerenti la nostra professione ed evitare di entrare in liste a connotazione negativa come ad esempio potrebbe essere una lista “spam”.

Inoltre, la possibilità di seguire tutti gli aggiornamenti di una lista consentirà anche ai meno conosciuti di essere seguiti da più persone e di ampliare il proprio giro di conoscenze.

Facile prevedere che le liste più ambite saranno quelle create dagli account più influenti e conosciuti su specifici argomenti.
Fino ad oggi per segnalare i profili che ritenevamo interessanti potevamo dedicare loro un tweet o inserirli nelle segnalazioni del followfriday (una pratica alquanto diffusa che consiste nel citare gli utenti preferiti seguiti dagli hashtags #ff o #FollowFriday, una sorta di “consigli del fine settimana”).

C’è da scommettere che da oggi, oltre al numero dei followers, sarà importante anche il far parte di liste di prestigio.

Che dite, ci sarà chi farà carte false per essere inserito nelle liste degli utenti più seguiti? :D

Pubblicato in Social Media Marketing

19 commenti »

  1. Marco ZieroNo Gravatar — 29 ottobre 2009

    Bell’articolo. :)

    Dico la mia su un paio di punti, focalizzandomi sull’aspetto aziendale.

    1) Seguire particolari tematiche (seeding??)
    Trovo più performanti gli hashtag perché, ad oggi, non ho visto account “umani” trattare solo e solamente certi argomenti; personalmente sono finito in alcune liste “seo” e “marketing” ma parlando anche delle mie performance a #canabalt :D sporco la timeline tematica e genero “rumore”; per tale ragione, dal mio punto di vista e in funzione dell’obiettivo di cui sopra, gli hashtag rimangono più performanti.

    2) Staff list o account aziendale?
    Per me tutti e due, anche per una questione di semplice comunicazione. Se oggi dovessi creare la lista di MOCA, raggruppando i singoli colleghi, verrebbe fuori una cosa del tipo /marcoziero/moca, invece opterei per un’URL del tipo /mocainteractive/staff o team, esattamente come ha fatto Twitter, che, però, è partito da un account aziendale. Rimane sempre il fatto che sono convinto che un account aziendale attivo possa fornire una visibilità nettamente maggiore rispetto ad un mashup delle timeline dei diversi colleghi attivi.

    Grazie per aver condiviso queste tue riflessioni. :)

  2. DonatellaNo Gravatar — 29 ottobre 2009

    Ciao Marco,
    grazie a te per gli ulteriori spunti :D

    1) come fai notare, sono pochi gli utenti che scrivono di un solo argomento (aggiungo un meno male, altrimenti saremmo tutti dei mini account-aziendali), anche se di fatto ci sono.

    Non penso proprio che le liste possano sostituire gli hashtag che classificano i singoli tweet, però per alcune tematiche possono funzionare da filtro (dopo aver valutato una serie di fonti, potrei listare quelle che ritengo più attendibili).
    Ad esempio voglio seguire ciò che si dice sulle elezioni in Iran e scovo alcuni account che twittano in diretta ciò che succede. Invece di usare gli hashtag (perché in molti parlano di quell’argomento), mi tengo aggiornata listando le fonti che mi piacciono di più.
    Così come potrei filtrare in una lista un gruppo di SEO che stanno sempre sull’onda delle news, così se ho avuto degli impegni e nel frattempo ci sono state delle novità mi basta scorrere la lista per accorgermene. Poi, se mi interessa una notizia o una news specifica uso gli hashtag.

    Sono due esempi veloci, ma per dire che secondo me le liste funzionano molto bene se intese come una sorta di “ve li consiglio se vi interessa questo argomento/me li appunto qui perché sono i migliori per questo argomento”, ma non sostituiscono gli hashtag.

    2) per me si possono usare tutte e due o scegliere uno dei due, dipende dal come si usano.

    Un’azienda potrebbe avere un account-brand, twittare poco o nulla e lasciare la parola allo staff, segnalato nella lista. In questo caso l’account aziendale servirebbe solo come punto di raccolta e lo staff si farebbe portavoce dei progetti e delle novità aziendali.
    Con uno staff che rappresenta benissimo l’azienda, si potrebbe anche decidere di non avere nessun account aziendale e lasciar parlare i dipendenti (che si listerebbero a vicenda).

    Penso a quelle aziende che non avrei mai conosciuto se non leggendo i tweet di chi ci lavora (l’account aziendale non sono mai andata nemmeno a cercarlo, però il solo fatto che ci lavori Tizio o Caio mi inserisce l’azienda in un’ottica positiva). :D

    L’integrazione tra liste e canale aziendale ben aggiornato è il massimo, ma se non hai la persona giusta che cura l’account o il tuo dipendente rende di più nel gestire un twitter personale, penso sia meglio valutare le altre soluzioni.

    Resta valido anche il caso in cui l’azienda decide di non usare le liste se tra i propri dipendenti c’è chi usa l’account in modo strettamente personale o non comunica in modo positivo per l’immagine aziendale.

    Penso che ogni azienda possa trovare un modo diverso per gestire la comunicazione su twitter, adatto alla sua situazione, al settore, alle capacità dello staff, all’uso che questi fanno dei loro account. etc.
    L’unica cosa di cui mi sento certa è che non bisogna costringere i dipendenti a usare gli account personali vincolandoli nei contenuti.
    Se ci sono i presupposti li metti in lista, altrimenti niente.
    :D

  3. Massimiliano NavacchiaNo Gravatar — 29 ottobre 2009

    Scusate l’intromissione, ma le melanzane stanno ancora cuocendo nel forno e questo post mi è sembrato proprio carino… :)

    Sinceramente appena ho visto la frase:

    C’è da scommettere che da oggi, oltre al numero dei followers, sarà importante anche il far parte di liste di prestigio.
    Che dite, ci sarà chi farà carte false per essere inserito nelle liste degli utenti più seguiti?

    mi è subito venuto in mente “Schindler’s List”, dove si diceva: “La lista è vita!” e sono stato attanagliato dalla tristezza di vedere 2000 liste di altrettanti esperti. Poi però ho pensato anche io alla possibilità di utilizzare profili aziendali come contenitori, ma allo stesso tempo non devono evidentemente esserci profili personali, perché a volte uno sfogo politico, esistenziale, economico potrebbe avere un effetto realmente deleterio.

    Oggi, mentre buttavo giù delle slide, pensavo più ad un ente (Regione) che abbia in lista i suoi assessorati, province, comuni e controllate: lista ufficiale di profili ufficiali. Comunque ’sta roba poi si avvicina molto ad una directory.
    Oppure una associazione che lista i suoi soci.

    In ogni caso il top sarebbe avere un ulteriore filtro con hashtag per tagliare la testa al toro.

  4. Marco ZieroNo Gravatar — 30 ottobre 2009

    Io credo che hashtag e lista di utenti siano, per semplificare, dei filtri, simili per natura ma differenti per funzione; infatti, dal mio punto di vista, si può decidere di utilizzarne uno piuttosto che l’altro a seconda dell’obiettivo.
    Però credo anche che l’hashtag abbia un vantaggio: ti dà la concreta possibilità di scoprire nuovi utenti, magari affini per tema trattato, che ti permette di allargare la tua rete sociale (cosa fondamentale, soprattutto quando sono le aziende a mettere piede in queste realtà).
    Poi sarebbe curioso verificare una cosa: si può creare un hashtag partendo da una lista di utenti? Sono quasi certo del fatto che il contrario non si possa fare e questo, dal canto mio, conferma una maggiore elasticità dell’hashtag.
    Credo che la funzione della lista di utenti sia più legata ad un concetto di visibilità che ad un vero e proprio filtraggio della timeline, ma è anche vero che sono frequenti i casi per cui l’utente finale non utilizza lo strumento nella maniera identificata in fase progettuale.

    In merito alla questione “account aziendale” sono d’accordo con te, anche se penso che costruire la lista partendo dall’account aziendale sia la soluzione migliore; un brand può decidere di “sbarcare” su Twitter per fare awareness: quale occasione migliore se non cavalcare l’onda SPONTANEA generata dai tuoi dipendenti?
    Comunque, per questo specifico punto di discussione, credo sia importante fare un distinguo: è un brand che si deve affermare oppure è già conosciuto? Perchè le dinamiche cambiano…e parecchio. :)

  5. GPelagattiNo Gravatar — 30 ottobre 2009

    Ciao Donatella! Sono un mini-account aziendale, e su Twitter parlo solo di cose inerenti il mio lavoro. La mia timeline è interamente occupata dai tweet di @marcoziero che dice “Pappa!” o si sfida coi suoi amici a #canabalt.

    Oggi ho scoperto che qualcuno mi ha inserito in una lista SEO, e non ho ancora capito bene se è una cosa bella o brutta. Facendo di lavoro il SEO, e non il giardiniere, immagino che sia una cosa bella. Il problema è che nella stessa lista c’è anche @marcoziero. :)

    Scherzi a parte, avrei un bel po’ di domande sulle liste, su come funzionano e su come possiamo usarle come “filtri”. Twitter è uno strumento estremamente utile per chi ne fa un uso professionale, ma l’information overload è un problema serio. Seguire più di poche decine di persone senza venire sommersi dal rumore (o impazzire tra gli hashtag) non è banale. Nemmeno in Italia, che a usare Twitter tutti i giorni siamo ancora relativamente pochi gatti. (Io ho due profili: uno lo uso per twittare e seguire chi twitta in inglese, l’altro per l’italiano; chi seguo di qua non lo seguo di là; HootSuite aiuta, ma non risolve).

    Ma veniamo alle domande.

    1. Che cosa significa esattamente seguire (o, come scrivi tu, “followare”) una lista? Se seguo una lista, i tweet di tutte le persone che ne fanno parte finiranno nella mia timeline? Mi pare di no, perché io ho seguito la lista SEO, ma ad esempio i tweet di @massara (un amico di @marcoziero) nella mia timeline non li vedo.

    2. Le liste pubbliche servono per vantarsi cogli amici della propria celebrità/influenza, e questo l’abbiamo capito, ma le liste private? Posso condividerle con qualcuno, oppure rimangono uno strumento ad esclusivo uso personale, come le etichette di Gmail?

    3. Che cosa sono esattamente le “liste negative”, e come funziona una lista privata negativa (sempre ammesso che una tal cosa abbia un senso)?

    4. Fino a che punto devo preoccuparmi se vengo aggiunto a una lista negativa pubblica? Ma soprattutto, come faccio a capire che una lista è “negativa”? È preceduta da segno meno? O forse le persone che ne fanno parte hanno l’avatar coi colori invertiti?

    4. È davvero auspicabile secondo te che in futuro diventi possibile inviare messaggi privati (DM) a tutti i membri di una lista, considerato che qualunque spammer può aggiungerci a una lista, mentre e per essere rimossi bisogna implorarlo in ginocchio?

    5. Esiste una FAQ da qualche parte, anche su Google Wave, a proposito di ’ste liste? Ho cercato “lists” nell’help di Twitter ma non ho trovato nulla.

    Grazie in anticipo,
    Mini-account aziendale

  6. Marco ZieroNo Gravatar — 30 ottobre 2009

    Eh, sì, @marcoziero su Twitter è un bel problema.
    Pensa che, tempo addietro, qualcuno (@aserravezza) ha fatto partire una petizione per isolare i miei tweet in una timeline a parte. :D

    Però la questione è stata toccata: dalle liste alle quali sono stato aggiunto posso dire di essere considerato un SEO oppure uno che lavora nel web marketing, ma data la libertà (indiscutibile) dello strumento, mi sento anche di scrivere quando vado a mangiare oppure di condividere il mio stato d’animo, che con il SEO non c’entrano nulla.

    In questi casi come si fa?
    Il problema è vecchio ed ha un nome: information overload; dal canto mio l’hashtag è uno strumento migliore per gestirlo.

    @GPelagatti
    Interessantissime le tue domande (quasi le stavo aspettando).

  7. Marco ZieroNo Gravatar — 30 ottobre 2009

    @GPelagatti

    Tema “Web Reputation”: ho più da studiare in questi tuoi commenti che in tutte le Twitter list del mondo. :D

  8. DonatellaNo Gravatar — 30 ottobre 2009

    @Massimiliano
    pardon, non volevo rattristare nessuno :)

    Sull’opportunità e le condizioni per legare i profili personali alle aziende potremmo discuterne per ore.
    Di base non sono contraria a mostrare il lato più umano dello staff e dei dipendenti, anche se di mezzo ci scappa il tweet meno felice.
    Lì credo tocchi a chi gestisce il canale aziendale valutare se è o meno il caso di creare una staff-list.
    Se i dipendenti accettano (la via dell’imposizione è da escludere), l’azienda ne trae beneficio.
    Ad ogni modo penso che il senso di responsabilità verso ciò che si scrive sulla propria azienda debba esserci in ogni caso (il tuo capo potrebbe seguirti e tu non lo sai :D )

    Il tuo paragone con la directory lo vedo alquanto calzante con quello che intendo io in alcuni casi.

    @Marco
    l’utilità degli hashtag non la metto in discussione, anche perché non ho visto una ricerca avanzata per le liste.
    Queste secondo me sono il passaggio successivo, quando hai scoperto nuovi utenti e magari preferisci seguirli tramite lista.

    Ogni tanto mi capita di seguire qualcuno non perché mi interessino tutti i suoi tweet, ma perché magari sono curiosità sul come viene gestito l’account (ad esempio di un’azienda, di una casa editrice, di un giornale).
    Ieri ho deciso di unfolloware alcuni di questi e di seguirli tramite liste (che poi ho lasciato private).
    Per come la vedo io il filtraggio c’è (e anche la pulizia della timeline in alcuni casi). Non ridurrei tutto ad una questione di visibilità :D

    Sulle aziende: purtroppo qui si è costretti a generalizzare. Concordo con te, le dinamiche cambiano, sono tante.
    Per questo penso che ogni strada possa essere percorribile.

    @GPelagatti
    passo subito alle domande e provo a dirti la mia:

    1) come tu stesso hai notato, quando decidi di seguire una lista questa si aggiunge semplicemente all’elenco delle tue (se ne hai già).
    Non vedi i tweet nella timeline, il che secondo me è un vantaggio.
    In questo modo, quando trovo un profilo di mio interesse, posso decidere di seguirlo aggiungendolo in una lista o cliccando su Follow e convogliarlo nel flusso generico.
    Le liste non classificano e basta, sono anche un modo diverso per seguire chi è di tuo interesse; a me capita spesso di scovare profili che mi incuriosiscono ma di cui non mi interessa seguire ogni tweet.
    Ieri, ad esempio, ho creato una lista di utenti che intendo leggere solo lì e che per ora non desidero seguire nella timeline.
    Poi se nella lista c’è qualcuno che emerge e stimola ulteriormente il mio interesse, ci vuole sempre poco a cliccare su Follow.

    La timeline la lascio per quelli che desidero leggere in tempo più o meno reale (è ovvio che ognuno ha un suo modo di usare twitter, questa è solo il mio modo di filtrare le informazioni).

    2) le liste private sono uno strumento personale, tant’è che gli utenti che vi sono inseriti non lo sanno nemmeno.
    E qui si aprono le porte a quelli che chiamo i “follower in incognito”. Io non so se ci sono persone che mi seguono nelle loro liste private, non li vedo tra i follower e non li vedo nell’elenco liste.

    3 e 4) non vorrei aver creato confusione, le liste negative di per se non esistono (ne segni meno, ne colori diversi, ma presumo tu fossi ironico :) ).
    Il quanto sia positivo o negativo appartenere ad una lista lo stabilisci tu; si tratta di una questione di immagine.

    Giusto per fare un esempio: mettiamo che io sia interessata a studiare la comunicazione delle aziende su Twitter e inizio a classificarle. Mi apro la lista “aziende In” e la lista “aziende out”.
    E’ probabile che quelle inserite nella “lista out” non siano troppo entusiaste.

    4 bis) Non auspico la completa libertà di inviare direct message a tutti, ma se con i membri della lista ci si segue a vicenda perché no? :)

    5) io non ho trovato nulla al momento :(

    Grazie a te del commento e dei numerosi spunti :)

  9. Rosario ToscanoNo Gravatar — 30 ottobre 2009

    Ciao a tutti, mi inserisco anche io nella discussione :)

    La mia impressione è che le liste non sono nate per sostituire gli hashtag e che l’utilità massima sarà la lista privata.
    In poche ore ho visto nascere centinaia di liste, per cui capiterà, ad esempio, che ci saranno più liste di riferimento per l’Italia, in ambito SEO, con timeline molto simili. Questo potrà comportare la morte delle liste pubbliche. Ovviamente, IMHO :D

  10. Marco ZieroNo Gravatar — 30 ottobre 2009

    Anche io riflettevo sul “privato”, ma che vantaggio ha? Comunque i miei tweet sono in primis pubblici, che poi finiscano in una timeline privata, è un’altra cosa, ma che vantaggio ha?

  11. GPelagattiNo Gravatar — 30 ottobre 2009

    @marcoziero
    Ciao Marco! ;) Gli hashtag sono utili come filtro ma non risolvono il problema del “rumore di fondo” di Twitter, per il semplice fatto che solo una minoranza li usa regolarmente in scrittura. Tu lo fai, ma perché sei un super power awesome user.

    @Donatella
    Grazie a te per le risposte!
    1) OK, ci ho messo un po’ ma ho finalmente capito qual è l’utilità di seguire una lista: le liste che segui vengono elencate nella colonna di destra di Twitter quando sei autenticata, rendendoti facile/agevole l’accesso. (E’ un po’ l’equivalente di avere un elenco di feed aggregati nel feedreader). Oltre a questo, c’è altro?
    2) …Quindi si può inserire in una lista anche chi non si sta seguendo? Interessante. Era già possibile seguire qualcuno “in incognito” semplicemente abbonandosi al feed RSS della sua timeline (a.k.a. “twitterstaliking dei poveri”); poterlo fare direttamente in Twitter è però sicuramente molto più comodo.
    3) Sì, ero ironico/provocatorio, e avevo capito che la connotazione di una lista come “negativa/spam” è una questione puramente (inter)soggettiva, ma il fatto è che a volte è “in” essere “out”. E ciò che è “in” può diventare “out”. E viceversa. Come sai. :)
    4) Penso sarebbe accettabile se i membri di una lista potessero messaggiare solo chi quella lista ha scelto esplicitamente di seguirla, coerentemente con la regola-base che governa attualmente il private messaging su Twitter (se non ti seguo, non puoi inviarmi un DM).
    5) Nemmeno io: nulla di ufficiale, quantomeno. :( Però ho trovato una “quick guide” http://bit.ly/1efEGX e una lista di SAQ (”Suddenly Asked Questions” :D ) http://bit.ly/11hgyz

    @rosariotoscano
    Forse un modo intuitivo per discernere la qualità, tra tante liste pubbliche sullo stesso argomento, è l’esaustività/accuratezza delle fonti, più che l’autorevolezza del creatore/curatore (comunque la si voglia definire)?

  12. DonatellaNo Gravatar — 30 ottobre 2009

    @Rosario
    io ad oggi sto utilizzando molto le liste private, ma non credo che le pubbliche vedranno presto la morte.
    Penso semmai che le liste più utili verranno segnalate e seguite, al contrario di molte altre.

    @GPelagatti
    riconfermo che puoi aggiungere nelle liste anche chi non segui e concordo pienamente con il punto 4.
    Grazie per i due link ;)

  13. [...] Liste di utenti su Twitter – Tutti i risvolti della nuova funzionalità Twitter secondo Donatella Plastino di Adrias Online; [...]

  14. Rosario ToscanoNo Gravatar — 2 novembre 2009

    “Questo potrà comportare la morte delle liste pubbliche” Forse era meglio che mettevo un punto interrogrativo…? :)

    Era una provocazione (”non negativa”): quello che dite forse è la cosa più naturale che potrà accadere…
    Interessante il punto 4 di @GPelagatti ;)

  15. [...] Plastino ne ha scritto una ottima analisi (ottimi pure i commenti) dal punto di vista “social”, alla quale c’è ben poco da [...]

  16. Come funzionano le Twitter list — 10 novembre 2009

    [...] Adriasonline: Da poco tempo a questa parte Twitter ha integrato un sistema chiamato “Liste utenti” ma come funzionano? Continua a leggere… [...]

  17. [...] Plastino ne ha scritto una ottima analisi (ottimi pure i commenti) dal punto di vista “social”, alla quale c’è ben poco da [...]

  18. Mapendo — 17 novembre 2009

    Twitter lists…

    Sono un paio di mesi che non si parla – quasi – d’altro. Twitter le ha annunciate in settembre, subito ripreso da  ReadWriteWeb, Scripting, Mashable, Scobleizer, TechCrunch.
    Sono arrivate guide specifiche, integrazioni con Seesmic, FA…

  19. davideNo Gravatar — 27 novembre 2009

    Onestamente l’invenzione dell’hashtag, non la trovo poi così risolutiva per poter ordinare le informazioni. Lo trovo un semplice filtro, che spesso può fallire perchè non si sa a priori le persone come hanno taggato ciò che a noi interessa.
    L’uso delle liste è uno strumento per poter aiutare l’utente a cercare le informazioni direttamente dalle persone che trova interessanti, quindi i due strumenti si completano e non vanno assolutamente messi a confronto.

    Ma a mio parere siamo ancora un pò lontani da una soluzione efficiente ;)

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