Rinnovo e migrazione del proprio sito web

Pubblicato da Claudio il 28 gennaio 2010

Chi fa business utilizzando il web sa benissimo che dopo un determinato periodo di tempo c’è la necessità di dover rinnovare il proprio sito web. Questo spesso comporta un trasferimento del sito su un altro server, una miglior sistemazione delle url e l’implementazione di una grafica più accattivante.

L’obiettivo di questo post è quello di fornire alcuni suggerimenti utili per poter realizzare la “migrazione” senza perdere posizioni su Google e sui motori di ricerca, anzi cogliendo l’occasione per ottimizzare il sito ulteriormente.

L’analisi prima di tutto

Il processo di analisi e trasferimento lo si può suddividere in alcune distinte fasi, tutte volte a far sì che il restyling del sito non produca risultati negativi in termini di posizionamento nelle SERP e dal punto di vista dell’usabilità per i clienti.

Il primo passo riguarda le pagine del sito che sono state indicizzate da Google.
Utilizzando l’operatore site: si potranno visualizzare tutte le pagine indicizzate ed avere un idea più precisa di quelle che sono le pagine su cui è necessario concentrarsi.
Di tutte le pagine indicizzate, sicuramente ce ne saranno alcune che meritano più attenzioni di altre e tra queste rientrano le pagine posizionate meglio, le pagine che hanno link in entrata e quelle che hanno più visitatori (puoi ricavare questa informazione da Google Analytics ad esempio).

I Redirect 301

Per quest’ultima tipologia di pagine, che approssimativamente possono rappresentare i 3/4 di quelle indicizzate, è opportuno applicare un “redirect 301“.
Per realizzarlo correttamente esistono diversi modi e nel caso in cui si disponga di un server Linux è possibile farlo anche tramite htaccess. Con i 301 implementati gli utenti ed i motori di ricerca che giungono alle vecchi url, vengono automaticamente reindirizzati alla nuova pagina, trasferendo ad essa tutte le caratteristiche della precedente pagina, come posizioni e Page Rank.

Nel caso in cui due vecchie pagine siano reindirizzate verso un’unica nuova pagina, è bene creare due #ancore a fine redirect verso ognuna delle due ancore presenti nella nuova pagina di destinazione.
Se per i redirect viene utilizzato l’htaccess, è importante selezionare solo le pagine di maggiore importanza per evitare di creare un file .htaccess troppo pesante. Questo file di configurazione viene letto ogni volta che il browser richiede al server una pagina, ed è chiaro che un file di dimensioni eccessive potrebbe inficiare sulle prestazioni del sito.

Per le restanti pagine indicizzate si può tranquillamente evitare di realizzare il redirect 301 ma bisogna comunque realizzare una importante operazione, che eviterà ad una parte di traffico di essere indirizzato ad una pagina di errore completamente bianca. Questo coinciderebbe ad una perdita di fiducia da parte dell’utente e con un bounce.

L’importanza della pagina di errore 404 personalizzata

Per ovviare a questo problema è consigliabile realizzare una pagina di “errore 404” personalizzata, dove venga specificato che la pagina è stata spostata ad un altro indirizzo e dove vengano proposti link alla nuova home e alle sezioni più importanti del sito.

Riguardo alla pagina 404 è consigliabile anche predisporre la pagina in modo tale che ogni volta che viene richiamata, in automatico riporti su un file .txt tutte le informazioni necessarie a tenere sottocontrollo i referer degli accessi ai vecchi url del sito.
Molti utenti infatti possono avere tra i preferiti il nostro vecchio indirizzo oppure possono esserci vecchi link da vari siti che non sono stati aggiornati, e grazie a questa soluzione potremo ottenere importanti informazioni come l’indirizzo della pagina richiamata, il referrer o l’user agent.

Web Master Central Tool e gli altri strumenti di controllo

In questa fase, è anche importante consultare il Web Master Central Tool di Google, che permette di avere un compendio sulle informazioni sopra citate, che non sempre sono ottenibili in modo esaustivo nei modi elencati.
Inoltre sul Web Master Central Tool si hanno indicazioni importanti su da dove vengono linkate le pagine che producono errori 404 e i tempi di scansione di Google, importanti per valutare le prestazioni della nuova grafica.

Una volta effettuati tutte questi passaggi è bene non dimenticare di effettuare un controllo periodico sul posizionamento delle pagine indicizzate, valutando che Google non abbia penalizzato il sito e che non vi sia stata una diminuzione del Page Rank.

Tra le operazioni di monitoraggio vi è quella importantissima di controllo dello status delle pagine indicizzate, volto ad identificare e verificare che le varie pagine abbiano lo status desiderato, sia esso 200, 301 o 404.
A riguardo mi permetto di consigliarvi un ottimo SEO-Tool realizzato da Enrico Altavilla, “Chain of fools“, utilissimo per verificare velocemente catene di redirezioni visto che è in grado di controllare anche più URL alla volta.

Foto by Marco Mancini

Google Analytics, cominciare con il piede giusto 2/2

Pubblicato da Francesco il 19 gennaio 2010

Cominciare bene con Google Analytics

Questo post è il naturale proseguimento di Google Analytics, cominciare con il piede giusto 1/2, se non lo hai ancora fatto ti consiglio di cominciare proprio leggendo quel post.

SEO & Google Analytics

Eliminare le branded keywords

E’ evidente che Web Analytics e SEO hanno più di un legame. In primis quello che per valutare il lavoro di ottimizzazione o posizionamento (le due cose sono differenti), nell’ottica del traffico dall’organico, serve proprio uno strumento di Web Analysis.

Esistono tuttavia degli accorgimenti che è bene mettere in atto, per lavorare al meglio sulla SEO valutando i risultati in modo obbiettivo con Google Analytics. Ad esempio, per valutare l’incremento di traffico dall’organico conseguente ad un attività SEO, è bene escludere gli accessi generati da “keys branded”. Ovvero, bisogna decurtare dagli accessi dall’organico tutte quelle visite portate da keywords inerenti il brand del sito. Queste keys dipendono dalla popolarità del sito in quanto tale, più che da un’azione SEO.

E’ possibile fare questo usando un filtro avanzato, credo che questo tutorial di Avinash Kaushik sia abbastanza chiaro.

Il ranking e Google Analytics

Con un filtro avanzato è possibile visualizzare, fra parentesi di fianco alle keywords di ingresso al sito, il ranking delle keys che ci hanno portato delle visite.

Campo A -> Estrai A: Termine della campagna – (.*)
Campo B -> Estrai B: Referral – (\?|&)(cd)=([^&]*)
Output in -> Constructor: Termine della campagna – $A1 ($B2)
Campo A obbligatorio: SI
Campo B obbligatorio: SI
Sovrascrivi campo di output: SI
Maiuscole/minuscole: NO

Trovi la fonte e gli approfondimenti su questo post di GoAnalytics.info

Controllare la data di scadenza

E’ vero, di solito siamo abituati a leggere la data di scadenza sul retro della scatola di farmaci o di prodotti freschi. In realtà anche Google Analytics ha una data di scadenza!
Una delle domande più frequenti che si sentono circa questo servizio di Google è: “Visto che è gratuito, chi mi dice che durerà per sempre?”. In realtà questo tipo di domanda è quasi definitivamente finita nel dimenticatoio, vista l’autorevolezza del brand “Google”, ma rimane comunque lecita.

Chi ci dice che Google continuerà a mantenere i nostri dati nei suoi database? Nessuno. Ci viene detto il contrario invece, ovvero che Google si impegna a mantenere i dati per 2 anni, poi è meglio esportare tutto.
In realtà gestisco account del 2005 e i dati di quell’anno sono ancora visibili nel mio account, questo è buono ma di certo non mi è dovuto. Sii previdente.

Scegliere i KPI giuste

I KPI rivestono un ruolo decisivo per tutte le attività di Web Analytics. E’ importante avere degli obbiettivi da misurare che siano chiari, concreti e condivisi (lo staff, il consulente o la web agency devono mandarli a memoria :) ). Definiti questi sarà possibile prendere delle decisioni di marketing e di web marketing in base all’andamento di questi.

Dei buoni KPI devono essere:
- limitati numericamente e ben definiti
- facili da leggere e facilmente comparabili nel tempo
- applicabili a segmenti temporali diversi (giornalieri, settimanali e mensili)
- non mutabili nel tempo
- idonei ad intraprendere decisioni strategiche.

Nessun articolo risponde ai criteri di ricerca impostati.

 

 

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